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Primo incontro di Bagnasco con le vittime di abusi

«Fare campagna elettorale? Per me sarebbe uno spreco di tempo. Mi basta esserci». Sintetica, asciutta e chiara come poche volte le è riuscito in passato. L’arroganza, invece, è quella che la caratterizza: Marta Vincenzi, dal microfono di Radio Babboleo News, svela le sue prossime mosse in vista delle elezioni 2012 e ostenta talmente tanta sicurezza da pensare di sedere ancora sulla poltrona di palazzo Tursi anche senza promuoversi in campagna elettorale. Forse perché c’è poco da promuovere dei suoi risultati? Il sindaco non risparmia frecciate a nessuno partendo da Roberta Pinotti e Francesca Balzani, le due donne Pd che potrebbero ambire alla successione di Marta: «Pinotti ci spiegherà su che cosa non è d’accordo rispetto a quello che ha fatto la mia giunta. Balzani l’ho tirata io dentro l’azione politica e lei ha condiviso le scelte più dolorose della mia giunta». Ma il duello più duro è con i dirigenti del suo partito («mi fanno camminare sui carboni ardenti») che l’hanno già tirata in mezzo a generiche primarie dalle quali il sindaco si sottrae chiarendo: «Sono pronta a confrontarmi ma sui programmi, non genericamente sulle persone - spiega -. Parteciperò solo se il livello del dibattito sarà adeguato. Non lego la mia dignità politica a dibattiti di scarsissimo livello». Una strada, quella delle primarie, che se vede la parziale disponibilità della Vincenzi trova anche dei paletti chiari: «O le primarie sono di coalizione o non hanno senso».
Poi le bordate del sindaco si concentrano contro il sistema di sottogoverno della città che lei avrebbe scardinato e frutto delle appartenenze politiche delle amministrazioni che l’hanno preceduta (tutte, per altro, legate al partito di cui è rappresentante): «Genova negli ultimi anni è stata una città troppo lenta e conservatrice nel cambiamento.

Sono stata costretta a dare tanti calci negli stinchi - commenta -. Quelli che l’hanno presi ora non sono contenti: penso a chi ho eliminato dai consigli di amministrazione e a chi ho detto che non può più costruire case».

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