A processo per spionaggio il boss della Burani

Un valzer di intercettazioni, di microspie e di telecamere nascoste, un sistema in cui venivano spiati senza tanti riguardi colleghi, dipendenti e rivali: è questo il tema del processo che si aprirà a novembre davanti al tribunale di Milano, secondo quanto disposto ieri su richiesta del pubblico ministero Maurizio Romanelli. Un processo che costituirà uno spaccato interessante su un fenomeno - quello delle intercettazioni abusive - che sembra diventato quasi endemico, tra spiate ed hackeraggi in grande stile e intrusioni artigianali.
Al centro dell’inchiesta del pm Romanelli ci sono tre diversi episodi, tutti accaduti a Milano nel corso degli ultimi anni. Il più rilevante, che è anche quello da cui ha preso il via l’intera indagine, riguarda Walter Burani, amministratore delegato della Marella Burani, celebre holding di moda, da qualche mese in acque assai cattive (tanto che il tribunale di Milano ne ha chiesto il fallimento). Nel maggio 2008 negli uffici di un dirigente della Burani era stata scoperta per caso una microspia. Dalla denuncia del manager era nata una inchiesta che aveva portato alla scoperta degli esecutori e del mandante della spiata: i due «operativi» erano due tecnici della Italcons, una delle aziende del settore, utilizzata anche dalla Procura di Milano per le intercettazioni giudiziarie. I due erano finiti in galera. E sotto inchiesta a piede libero era stato messo Walter Burani, che interrogato da Romanelli aveva ammesso di avere messo sotto ascolto il dirigente per verificare la fondatezza di alcuni sospetti. Ed il 10 novembre per Burani e i suoi due spioni arriverà il momento del processo. Ma la Procura non si era fermata, e aveva scoperto che il «caso Burani» non era l’unico in cui Italcons si era data da fare senza troppi scrupoli. La stessa società aveva fornito le sue prestazioni a un dentista milanese, piazzando su sua richiesta ben undici telecamere nel suo studio per tenere d’occhio pazienti e collaboratori: ed è un episodio piccolo ma significativo, perché racconta della facilità con cui anche un comune cittadino può decidere oggigiorno di mettersi a frugare illegalmente nella vita del prossimo. Per quella piccola vicenda viene incriminato e rinviato a giudizio anche uno dei personaggi più in vista del business delle intercettazioni a Milano: Vittorio Bosone, socio di riferimento della Italcons e titolare della Ies, società di fiducia della Procura. Anche Bosone nel frattempo è caduto in disgrazia, la Ies è fallita, lui è stato in carcere per bancarotta fraudolenta e il prossimo 26 febbraio dovrebbe arrivare la sentenza per quel reato. Ma il 10 novembre dovrà tornare in aula per rispondere dello spionaggio per conto del dentista e delle altre intercettazioni illegali che - si è scoperto - realizzava all’interno della sua stessa azienda a carico di collaboratori di cui non si fidava più.
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