La Procura chiama Fazio, lui forse non risponde

«Tra i magistrati di Roma e me non c’è stato alcun accordo segreto»

La Procura chiama Fazio, lui forse non risponde

Claudia Passa

da Roma

C’è l’avviso di garanzia, e c’è anche l’invito di comparizione. L’ipotesi di reato e la data dell’interrogatorio del governatore Antonio Fazio (che non sarebbe strettamente imminente) sono state notificate ieri pomeriggio all’avvocato Franco Coppi. Il quale suggerirà al numero uno di Bankitalia di non presentarsi in Procura per il faccia a faccia con i pm Achille Toro e Perla Lori, titolari dell’inchiesta sulla scalata della Bpi alla Banca Antonveneta. «Suggerirò a Fazio l’opportunità di non presentarsi - spiega il penalista -, di fronte a ciò che è accaduto in questi giorni, è l’unica possibilità che le sue dichiarazioni non vengano divulgate, distorte, decontestualizzate. Di fronte a tali distorsioni non posso non avvertirlo che ha questa facoltà, e che può servirsene. Poi sarà lui a decidere cosa fare».
Le indagini su Antonveneta sono a buon punto, e due giorni fa s’è saputo che l’iscrizione di Fazio sul registro degli indagati per abuso d’ufficio risale ai primi di agosto. S’è saputo anche che l’atto era stato segretato, e proprio su questo punto Coppi si dice «sconcertato» da quanto riportato ieri su un quotidiano, che attribuiva il regime di riservatezza a presunti accordi intercorsi fra il legale e il procuratore della Repubblica di Roma. «Simili accordi non ci sono mai stati, né potevano esserci - afferma Coppi -. Non si tratta di libera interpretazione, ma della rappresentazione di fatti che non corrispondono al vero. Mi riservo ogni iniziativa». Di un’iscrizione risalente ai primi di agosto il penalista assicura d’averlo letto sui giornali. «Gli uffici dei pm mi hanno sempre negato che Fazio fosse indagato, fino ancora alla riunione dei giorni scorsi», ovvero al «vertice» del 28 settembre in cui con i due pm e il procuratore Giovanni Ferrara s’è discusso della data tanto attesa. «Dell’iscrizione, prima dell’avviso di garanzia l’ho appreso da voi - insiste il legale -, tant’è che quando iniziarono a circolare le prime indiscrezioni ero a Trani, a difendere proprio il governatore, e ho detto che non ne sapevo niente. La sera Toro ha smentito».
Coppi ricostruisce la rovente estate di Bankitalia. Dal suo punto vista, naturalmente. Ovvero dal punto di vista dell’avvocato incaricato dalla banca centrale di seguire il caso Antonveneta, del difensore di Francesco Frasca, del legale in pectore del numero uno, «investito» ufficialmente dell’incarico - assicura - «dopo quel 2 agosto in cui smentii di aver assunto la difesa di Fazio. Il governatore non era indagato, non c’era ragione per nominare un difensore». Segno che quando la nomina c’è stata, la notizia dell’iscrizione era già in qualche modo approdata a Bankitalia? «No, sono stato incaricato formalmente per evitare che eventuali notifiche finissero chissà dove».
Siamo ad agosto. «Non vedevo l’ora di andare in vacanza - racconta il penalista -. In Procura mi hanno detto “vada pure”. Non c’era nessun interrogatorio in programma, mi hanno rinviato a fine mese, per poi aggiornarmi ancora a fine settembre». Il resto è storia di questi giorni: la riunione in Procura, le consultazioni agenda alla mano per fissare una data per l’interrogatorio a piazzale Clodio dove ieri è stato ascoltato Enzo Serata, della divisione Analisi e interventi sugli enti creditizi di Bankitalia. «Nessun accordo segreto - incalza il penalista -. Se proprio avessimo dovuto fare qualcosa di nascosto, di certo non ci saremmo visti in Procura, con trenta giornalisti fuori dalla stanza».
Quanto alla possibilità che il governatore rassegni il suo mandato, Coppi si schernisce: «È un tema sul quale Fazio non ha bisogno dei miei consigli». Poi aggiunge: «Il discorso è delicato, perché se di fronte a un avviso di garanzia, che può anche essere frutto della denuncia di un pazzo apparentemente fondata, ognuno dovesse dimettersi dall’incarico che ricopre, la questione riguarderebbe il 50% degli italiani. Abbiamo avuto procedimenti penali con imputati eccellenti che tutto hanno pensato di fare fuorché dimettersi. E visto l’esito dei processi, hanno fatto bene...».

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