"Io ho sbagliato e martedì in trasmissione chiederò scusa sia al nostro pubblico sia a Bruno Vespa". Concita Borrelli, autrice televisiva, avvocato e giornalista, non esita a fare mea culpa per la sua dichiarazione sullo stupro avvenuta durante una puntata di Porta a Porta dedicata al delitto di Garlasco e alla nuova indagine.
In realtà, cosa intendeva dire con le sue parole?
"Credo che nell'ambito delle considerazioni sui soliloqui e gli appunti di Sempio si stessero facendo interpretazioni troppo libere. Ho, quindi, invitato tutti alla massima cautela perché, se andiamo a guardare nel privato di ognuno di noi, troviamo di tutto. Ho usato un termine improprio dicendo: ognuno di noi, dentro di noi, tutti abbiamo lo stupro, intendendo con stupro le nostre fantasie sessuali. La psicanalisi, infatti, da Freud in poi ci insegna che l'aggressione, un qualcosa che nella realtà aborriamo, esiste nel parallelo della fantasia".
Da donna come ha vissuto questa vicenda?
"Io, come donna, non accetto che mi si sfiori. È gravissimo che sia passato il messaggio che io volessi depotenziare lo stupro e, perciò, io mi scuso. Volevo soltanto dire che dobbiamo essere cauti nelle nostre interpretazioni e lasciare che gli esperti, gli psicologi e gli inquirenti traccino il profilo psicologico, non possiamo farlo noi. Ho usato impropriamente il termine stupro per riferirmi alla libertà delle nostre fantasie sessuali. Tutto questo, venerdì, mi ha regalato un risveglio terribile perché sui social mi hanno attaccato ferocemente".
Si aspettava tutte queste reazioni dal mondo politico?
Sinceramente, no. Pochi giorni fa c'è stato il caso della dichiarazione sui disabili di Massimo Giannini contro il quale io non mi sono accanita. È stato attaccato, ma la sinistra non lo ha neppure sfiorato. Stavolta, invece, una certa sinistra si è mossa in un certo modo e me ne dispiace. Sono un volto di Raiuno, ho le mie idee politiche ma non ho tessere di partito anche se certamente sono una conservatrice. Non amo le strumentalizzazioni e sono dispiaciuta che sia stato attaccato Bruno Vespa".
È il classico esempio di doppia morale?
"Assolutamente sì. Sento addosso una doppia morale. A settembre dissi che avevo i radar per intercettare gli omosessuali e scoppiò una bufera. Forse non tutti sanno però che il primo a usare questa espressione in un'intervista a Repubblica del 2025 fu Franco Grillini, fondatore dell'Arcigay.
Anche in quel caso non volevo offendere nessuno e l'orientamento sessuale non ha mai modificato il mio giudizio sulle persone eppure fui attaccata tantissimo forse perché c'è un pregiudizio verso di me in quanto volto di Porta a Porta".