Puglia, guai per la sinistra Tarantini: "10mila euro all'ex segretario dei Ds"

Il politico indagato nega e accusa l’imprenditore: "Mai preso soldi, lo denuncio". Intanto le intercettazioni di Frisullo gettano ombre sull’entourage di Vendola. L'ex vicegovernatore parla con il commissario Asl di una nomina mancata: "La mia amarezza è rabbia"

Puglia, guai per la sinistra 
Tarantini: "10mila euro 
all'ex segretario dei Ds"

Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica

Saltano fuori le intercettazioni che secondo la procura di Bari cristallizzano il «rapporto associativo» tra l’ex vice di Nichi Vendola, il dalemiano Sandro Frisullo, e il re delle protesi pugliese, Gianpaolo Tarantini. Centoventiquattro tra telefonate e sms che raccontano della fitta rete di relazioni tra imprenditori, amministratori e politici. Da cui emergono altri personaggi vicinissimi al lìder Massimo, come l’imprenditore Roberto De Santis, e perfino – de relato – il governatore della Puglia e il suo entourage. Altro che Mastella e signora. Guardate come una certa politica ha messo le mani sulla sanità pugliese.

SOLDI AL «REFERENTE»

Tutto ciò accade mentre dai corridoi della procura di Bari rimbalza la conferma che anche Michele Mazzarano, segretario organizzativo del Pd pugliese, sarebbe indagato per le dichiarazioni di Gianpi, che lo ha indicato come uno dei due politici, insieme proprio a Frisullo, cui l’imprenditore avrebbe erogato mazzette. Mazzarano, che dopo la caduta dell’«omissis» sul suo nome si è dimesso dall’incarico nel Partito democratico e ha revocato la sua candidatura alle prossime regionali, sarebbe indagato in concorso con lo stesso Tarantini per il reato di illecito finanziamento ai partiti. Nei verbali di interrogatorio Gianpi avrebbe spiegato ai magistrati di aver versato al giovane politico dalemiano - che anche ieri ha negato di aver mai preso un euro dall’imprenditore e ha minacciato querele - «una tangente di 10mila euro». Tornando alle sin qui inedite telefonate intercettate da luglio 2008 a maggio del 2009, come detto lasciano emergere lo stretto rapporto di amicizia tra Frisullo e i fratelli Tarantini, Gianpaolo e Claudio. Ma raccontano anche una manovra partitica nata intorno alla Asl di Lecce, quella al centro delle attenzioni degli inquirenti, che insieme a Frisullo hanno portato all’arresto di Enzo Valente, a capo di quell’Asl. Sono telefonate che, per gli inquirenti, evidenziano la preoccupazione di Frisullo per la mancata conferma della nomina a direttore sanitario della Asl salentina di Franco Sanapo, a cui evidentemente il vice di Vendola teneva.

I DESIDERATA DI NICHI

Secondo le carte dell’inchiesta, i vertici regionali avrebbero concesso il placet per Valente, ma non per Sanapo. Stoppato, pare, proprio dal governatore: «Vendola avrebbe chiamato Scoditti chiedendogli di nominare un dirigente in sostituzione di Sanapo». Proprio con Guido Scoditti, commissario della Asl, parla spesso Frisullo. Cercando una soluzione per «sistemare» il dirigente bocciato. Soluzione di mediazione concordata, a sentire le conversazioni, con Francesco Manna, il capo di gabinetto di Nichi Vendola. Lo rivela l’intercettazione del 21 novembre del 2008. Frisullo il giorno prima ha avuto un «affaticamento da stress», spiega a Scoditti, che si dice mortificato e ipotizza che il malore abbia un collegamento con la mancata nomina di Sanapo. Scoditti: «Sono stato causa pure io forse, un poco». Frisullo: «(...) voglio sperare che non ci sia nessun nesso tra le due cose... se poi l’amarezza dell’avvenimento in qualche modo ha pesato sullo stress... più che sull’attività del mio cuore... spero che sia al netto di queste vicende (...) La mia amarezza e anche un po’ la mia rabbia è che non si dice “Sandro Frisullo siccome ha commesso delle cose allora non è meritevole di una conferma”, ancora si fanno affermazioni su maglie generiche, senza riferimenti precisi». Scoditti: «(...)dal primo giorno che sono stato nominato mi dissero “vai, nomina Valente ma non il direttore sanitario”, perché così, “ha fatto alcune cose che non dovevano essere fatte, è troppo”...». Frisullo: «È troppo schiacciato sulla politica». Più avanti il vicepresidente caldeggia un salvataggio. Frisullo: «Io avevo pensato se non sia il caso di tentare un recupero, di mantenere la sua professionalità, la sua capacità». Scoditti: «Sarebbe tanto di guadagnato». Frisullo: «No, siccome se ne va Causo, non so se... perché loro, a me Manna (Francesco Manna, ndr) disse: “che cosa ti preoccupi, lo portiamo all’Ares”, ma insomma...». Cade la linea. Scoditti richiama: «(...) per me va bene, forse è opportuno un passaggio con Manna, con, voglio dire, a livello centrale dove è stata fatta la decisione (...)». Frisullo: «(...) Siccome fu Manna a dirmi lo portiamo all’Asl, e naturalmente tu non hai alcun dovere di sapere questa chiacchierata che è stata fatta prima tra me e Manna (...) potrebbe essere una tua iniziativa (...) nel senso dici “questo adesso sta in questo stato d’animo... che cosa pensate ove io tentassi... di recuperarlo in un lavoro comunque che cerca di capitalizzare le sue conoscenze, le sue competenze?».

E L’INCARICO ANDÒ IN PORTO

Quattro giorni dopo Scoditti riferisce a Frisullo di aver proposto al manager da «sistemare» un posto: «Io gli ho offerto la questione del controllo di gestione». E il 28 novembre Scoditti comunica al vice di Vendola che la questione ha trovato un epilogo. Sanapo può essere nominato, ma per una poltrona che ancora non esiste: il vertice della giunta ha detto così. Scoditti: «Dicevo che avevo parlato con coso no (chiarisce in precedenza trattarsi di Francesco Manna, ndr), eh, e quindi mi ha detto mi aveva mandato un messaggino nel quale diceva procedi al conferimento, per l’ufficio qualità». Frisullo: «Che c’entra l’ufficio qualità?». Scoditti: «Poiché apposta non mi era sembrata chiara la cosa ho telefonato io e dopo sarà convocato dal presidente, diceva anche questo messaggino, va bene? E ho telefonato io». Frisullo: «Perché esiste un ufficio qualità?». Scoditti: «Be’ va be’, lo possiamo costituire non c’è problema, la qualità è una... voglio dire... eh, esiste la qualità e ci può essere, può essere istituito un ufficio qualità, non è che sia necessario che sia strutturato, mi sono spiegato? (...) e io ho telefonato per vedere se avevo capito bene dal messaggio, perché non fosse l’ufficio controllo di gestione o altro, e mi è stato ribadito: “Sì, sì, l’ufficio qualità, fate l’ufficio qualità. Ne avete bisogno”. Frisullo: «Ma è un comportamento assurdo (...) mi sembra una barzelletta (...) parliamoci chiaro, ma che significa un ufficio qualità in cui non si capisce di che si, di che si... lo deve istituire, uno, lo deve inventare». Sanapo in effetti non prende bene l’offerta. Frisullo il 2 dicembre spiega ancora a Scoditti di essersi sentito con l’ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco «per non danneggiare ulteriormente questa persona». Scoditti replica che Sanapo «è troppo orgoglioso», che vuole «un signor stipendio» e conferma che l’ufficio è un pretesto per nominarlo: «Se non è qualità troviamo un’altra storia, però la troviamo... c’è un problema per lui, cioè la somma voluta (...) quand’anche fosse stato possibile l’unità di controllo di gestione e non ci fossero stati ostacoli... io non è che gli posso dare... più di quello che avrebbe percepito il titolare... mi spiego meglio... se Rodolfo Rollo che è il titolare gli spettano 90mila euro... io 90mila euro gli posso dare (...) e no, lui vuole 140mila euro! (...)». I due pensano a una soluzione alternativa, piazzarlo in un «ospedale importante», a Castrano o Galatina.

IL PRANZO CON EMILIANO

Oltre alla surreale vicenda per «piazzare» il manager, Frisullo finisce ancora intercettato con Gianpi Tarantini. Dalla conversazione spunta De Santis, il braccio destro di D’Alema. Il 24 novembre 2008 Frisullo lo invita in presidenza. Ma Tarantini declina l’invito: «No, ascolta, mi sono sentito con Roberto (De Santis, annotano gli inquirenti)”. Frisullo: «Sì». Tarantini: «Mi ha detto di dirti che lui va a pranzo con Emiliano in via Piccinni. Ha detto tu vieni con Sandro, siccome lui stava mezz’ora poi lui si appoggia con noi che ci vuole parlare... quindi ci vediamo tipo l’una e mezza, due? Ti passo a prendere?». Frisullo: «No, e dove ci vediamo?». Tarantini: «Ci vediamo alle due (...) mangiamo io e te, lui nel frattempo sta dieci minuti con Emiliano e poi si siede con noi». Frisullo cambia programmi. Vuol mangiare per conto suo, «e poi ci vediamo lì direttamente». Chissà se Tarantini ha raggiunto De Santis quando c’era ancora Emiliano. Che solo pochi mesi prima, racconta di aver trascinato via D’Alema dalla famosa cena organizzata da Gianpi. Anche se dalle intercettazioni, come sappiamo, è venuta fuori una ricostruzione un po’ diversa. Ma questa è un’altra storia.

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