La Procura ha aperto un fascicolo per falso ideologico, commesso "dal pubblico ufficiale in atti pubblici", su quel verbale d'arresto redatto nel 2024 a carico di un 20enne tunisino, poi assolto, dal poliziotto che è indagato per omicidio volontario per aver ucciso un 28enne marocchino il 26 gennaio durante un controllo anti spaccio a Rogoredo (la vittima impugnava una pistola, poi rivelatasi a salve).
Nel fascicolo, allo stato a modello 44, ossia solo con ipotesi di reato, sarà iscritto a breve come indagato l'agente, dopo la formale procedura di identificazione. Poco più di un anno fa il Tribunale con la sentenza con cui aveva assolto il tunisino, accusato di detenzione a fini di spaccio di cocaina, aveva anche trasmesso gli atti ai pm per valutare "condotte penalmente rilevanti" nei confronti dell'assistente capo che eseguì quell'arresto nel maggio 2024. Un "verbale d'arresto" e una relazione di polizia giudiziaria, ha scritto il giudice, con "numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza". La trasmissione della sentenza e delle carte in Procura, però, non c'è mai stata per qualche errore nelle procedure.
Così, quando la sentenza è tornata a galla nei giorni scorsi, il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia, titolari delle indagini sui fatti di Rogoredo, hanno fatto accertamenti e recuperato il verdetto e le carte del processo per direttissima.