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Quando l'ingiustizia diventa letteratura

Quando l'ingiustizia diventa letteratura
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Nel nostro mondo globalizzato, dove ci basta andare su internet o su Netflix per avere la sensazione di arrivare ovunque e possiamo comprare o assaggiare prodotti da qualsiasi angolo del pianeta, è difficile ritrovarci in un universo totalmente altro. È quello che accade leggendo le storie di Banu Mushtaq, storie quotidiane in cui è racchiusa una società intera, quella del Karnataka, uno Stato del Sud Ovest dell'India. Benvenuti in questo Interno indiano (Frassinelli), con cui Mushtaq ha vinto l'International Booker Prize nel 2025: la prima raccolta di racconti e il primo libro in kannada (una lingua locale parlata da circa 58 milioni di persone) ad aggiudicarsi il premio.

È stata Deepa Bashthi a selezionare questa raccolta di dodici storie dalle decine scritte dall'autrice e a tradurle in inglese; infatti Banu Mushtaq è nata nel 1948 in una famiglia musulmana e scrive da quando ha 29 anni. Ha imparato il kannada da bambina, in un collegio dove le era stata garantita l'istruzione a patto che riuscisse a leggere e scrivere entro sei mesi: ci riuscì in tre giorni. Si è laureata, si è sposata con l'uomo che amava ed è diventata giornalista e scrittrice nell'ambito dei movimenti degli anni Settanta: un attivismo quasi unico, il suo, dato il contesto in cui viveva. Le sue battaglie sono quelle che ritroviamo fra le pagine di Interno indiano: contro le disuguaglianze, gli abusi, le ingiustizie profonde e a volte tragiche che le donne delle comunità musulmane del Karnataka subiscono, a volte senza neppure la consapevolezza di subirle, altre senza avere la possibilità di cambiare la propria situazione, altre ancora riuscendo a trovare un modo per sopravvivere con dignità. Ci riempiamo la bocca e le orecchie di parole come patriarcato, femminismo, lotta, disparità; Banu Mushtaq non pronuncia mai nessuna di queste parole, ma ci mostra, nelle sue donne e nei suoi uomini, nei loro gesti e nella loro esistenza concreta, che cosa quelle parole significhino davvero, nella realtà. È la forza della verità contro il vuoto della retorica.

C'è molta sofferenza in queste storie e nelle vite delle donne di questo libro, ma ci sono anche umorismo e amore. C'è l'aiuto fra donne di ceti diversi, come quando la ricca ed emancipata Zulekha cerca di convincere la povera Aashraf, abbandonata dal marito senza nulla se non le tre figlie, che possa fare causa all'uomo, anche secondo la legge islamica. Ci sono l'amore della figlia per la madre Meher, tradita e umiliata dal marito dopo avergli dato cinque figli, alla quale i fratelli consigliano di darsi fuoco, e quello di Yusuf per la madre, nonostante le trame della moglie. C'è Ajji, una nonna fuori dagli schemi, bionda, che fuma come un uomo, e ci sono uomini che amano davvero le loro mogli.

Interno indiano è il libro straniero scelto da Frassinelli per tornare alle pubblicazioni, dopo un paio d'anni di pausa, insieme ad altri tre volumi di autori italiani; ne seguiranno altri quattro entro l'anno.

La grafica elegante è ispirata alla storica Medusa. È stata Martina Donati, direttrice editoriale narrativa Sperling & Kupfer, Frassinelli e Piemme a dare avvio a questo nuovo corso per la casa editrice, che quest'anno festeggia i suoi 95 anni.

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