Quando Little Tony disse alla madre: «Io nun ho più voija de annà a scola»

Quando Little Tony disse alla madre: «Io nun ho più voija de annà a scola»

Giuseppe Bonazzoli, Little Tony sono io, editore Palazzi, 1970.
Estratto: «Il Piccolo Antonio aveva quindici anni, ma il lavoro aveva giovato al suo fisico oltre che al morale, e da ragazzino si era trasformato in ragazzone ben piantato, alto un metro e settantadue».
Estratto: «Il primo a reagire fu il Piccolo Antonio, con le pupille dilatate, attraversate da lampi di impercettibile entusiasmo, gli zigomi violacei. “A regazzì, \ Da domani ci mettiamo a sonnà ‘sta roba. ‘Sto rock sì che è veramente fatto per noi giovani, che ci mette il pepe adosso. Ci impariamo bene qualche pezzo e siamo a posto”. \ “E chi parla l’ammerigano fra noi? Come facciamo per le parole?“ Il Piccolo Antonio sparò una delle personali folgorazioni più logica e pratica che di genio. Se cantiamo e suoniamo così alla svelta come ‘sti dischi non c’è bisogno di sapere l’americano. Ce le inventiamo le parole, ce le inventiamo. Tanto chi se ne accorge? È il primo atto della metamorfosi».
Estratto: «Il Piccolo Antonio, forte del legame confidenziale stabilito con la madre, si prepara un discorso preciso e serio, dal quale dipenderà il suo futuro. Si rivolge a lei con espressione implorante: “Ah mà, io nun ho più voija de annà a scola. Preferisco lavorà, qualsiasi cosa, ma lavorà”».

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