«Quando Mina sfidava le mode con quei riccioloni sulle spalle»

La regina dei capelli, la parrucchiera di Mina, la star delle acconciature. Oppure, come tutti la chiamano, semplicemente «la Dina». Dal suo salone in via della Spiga, vero e proprio tempio dei capelli, Dina Azzolini ha visto sfilare la Milano creativa degli anni Settanta e poi i figli del boom economico targato anni Ottanta. Natali emiliani e una curiosità per il mondo che la spinse a lavorare in America e a sperimentare, ancora giovanissima, nuovi modi di fare i capelli, «la Dina» è la prima ad aprire in città un drugstore, ovvero un salone nel senso moderno del termine: siamo negli anni Settanta e sotto i suoi caschi arrivano uno stuolo di star, modelle e fotografi. «La Dina» ha fatto i capelli a Gian Maria Volonté («gli uomini hanno un rapporto più libero coi capelli: quando entrano in salone diventano come bambini»), ad Anna Piaggi, a Consuelo Crespi, a Mina (nel '69, quando andavano di moda le cotonature, le feci dei riccioli sulle spalle»); le sue creazioni erano richieste dai fotografi più famosi (Helmut Newton, solo per citare un nome) e anche giovani stilisti italiani allora emergenti, come Romeo Gigli o i Missoni. Sotto il suo phon sono passate tutte le star dell'epoca e le milanesi facevano a gara per farsi acconciare i capelli da lei. Poi, all'apice della carriera, la svolta: «la Dina» cambia stile, capisce che la vera bellezza sta tutta nella sottrazione, nella ricerca del naturale, nel rifiuto di mode imposte.
Nasce in lei il culto del capello come «organo vivo» da rispettare e mantenere sano. Così, nel '78, decide di ricominciare da capo: non vuole più nessun dipendente che spruzzi lacca a tradimento. Riapre in via Kramer con l'aiuto dell'artista Tarshito uno spazio che poco ha a che vedere con il tradizionale salone: «Qui rieduco ad amare i propri capelli». Riceve un cliente per volta, dedicandogli attenzione grazie all'uso di prodotti naturali e alla fitoterapia. «Abbiamo perso la metà dei capelli che avevamo qualche generazione fa. I nostri capelli, distrutti dall'obbligo della messa in piega e delle tinture chimiche, non sono stati rispettati. Io ho smesso di usare le tinture fin dagli anni Ottanta e alcune amiche dicevano che mi atteggiavo a intellettuale: oggi molti milanesi riconoscono la necessità di uno stile meno omologato», spiega la «Dina» che porta con eleganza una capigliatura naturalmente sale e pepe. «La Dina» ne ha infatti combinata un'altra: per prima, e in netto anticipo sui tempi, ha inventato la cosiddetta «ecologia della bellezza», brevettando accessori nuovi: «Seguendo il mio sistema si va dal parrucchiere cinque volte l'anno. Sono tutti bravi a fare una messa in piega che dura tre giorni e che ci rende schiave di un'immagine. Ma quello che bisogna dare ai capelli è la forma, che dura nel tempo, e insegnare ai clienti come prendersene cura», commenta. Da parrucchiera delle star degli anni Sessanta a «guru» richiestissima oggi: la parabola della Dina, che vuole regalare leggerezza e consapevolezza alle sue clienti, è ora narrata da lei stessa nell'autobiografia dal titolo Per amore dei capelli, fresca di stampa da Baldini Castoldi Dalai editore.

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