Quando Scerbanenco raccontava Boston in noir

Continuano le riedizioni del catalogo noir di Giorgio Scerbanenco grazie alla scelta editoriale de La nave di Teseo.

Continuano le riedizioni del catalogo noir di Giorgio Scerbanenco grazie alla scelta editoriale de La nave di Teseo. Ogni volume è arricchito da preziose introduzioni della figlia Cecilia Scerbanenco che spiega la genesi delle opere e le colloca letterariamente e cronologicamente, come nel caso di Nessuno è colpevole (1941) e L'antro dei filosofi (1942). Si tratta rispettivamente del terzo e del quarto episodio di una saga iniziata con Sei giorni di preavviso nel 1940 interamente dedicata ad Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston.

Jelling è un poliziotto non d'azione, perché passa le sue giornate dietro una scrivania. Ama «l'ordine del suo ufficio, con le pratiche archiviate e catalogate, le penne posate in ordine sul becco di due calamai rosso e blu, i timbri pendenti regolarmente dal portatimbri, il silenzio da chiostro che regnava nella sua linda tana. A volte sognava fissando attonitamente il rosa gelido che traspariva dalla finestra, era timido, pavido, remissivo, di una gentilezza quasi femminea nei modi eppure capace di risolvere qualsiasi imbroglio». In Nessuno è colpevole quest'originale investigatore si trova alle prese con un colpevole reo confesso che sarebbe meglio assolvere, mentre in L'antro dei filosofi deve affrontare un gruppo di moralisti capaci di giustificare l'omicidio. Nel primo romanzo, come spiega Cecilia Scerbanenco nella prefazione, si avverte una sensazione profonda di disagio: «un'inquietudine che si riversa nello stile, nel ritmo della scrittura, addirittura nella scelta della trama, dei personaggi e delle loro avventure, nell'umore di Jelling, che qui diventa al tempo stesso più teorico e sportivo. Forse mio padre sentiva il peso della guerra, come ammetterà in varie lettere. Ne aveva molto timore, poiché la conosceva bene, aveva visto e vissuto sulla sua pelle di bambino le tragiche conseguenze di quella del '15-18. Come confesserà a un amico, assillato dalla paura dei bombardamenti, dalla miseria delle restrizioni, fa molta fatica a lavorare, non ha più quella grande facilità di concentrazione che lo aveva sempre contraddistinto. Comunque, appena consegnata la seconda avventura di Jelling, mio padre si mise al lavoro sulla terza, traendo ispirazione non tanto dal mondo che lo circondava (cosa assai strana per lui), quanto dal cinema, sua grande passione e consolazione. In Nessuno è colpevole, forse perché respinto dal mondo autoritario e povero che lo circondava, mio padre si lascia trasportare dai film di avventura, tra il western e l'esotico, che tanto piacciono agli spettatori dell'epoca, con le loro strenue battute di caccia all'uomo o alla selvaggina grossa, tra montagne aspre e ostili».

E una trama adatta per un film è anche quella di L'antro dei filosofi che, come racconta sempre Cecilia Scerbanenco «non esce nei Supergialli estivi, ma nella collana di letteratura varia I Romanzi della Palma. Il Fascismo, a quel punto, aveva definitivamente messo al bando il romanzo poliziesco. Definitivamente? Forse no. Per vie traverse, grazie al gradimento che il genere incontrava presso il pubblico e ai complessi rapporti tra potere e editori dell'epoca, il giallo si intrufolò in altre collane, vecchie e nuove. Così Jelling può continuare a indagare in una sempre più improbabile Boston, mentre il suo autore raggiunge un importante traguardo: alla fine del 1941 inizia a collaborare con il prestigioso Corriere della Sera. Sull'edizione pomeridiana, allora dedicata alla narrativa e alla piacevole lettura, pubblicherà racconti e romanzi a puntate. Trovo questo quarto Jelling molto ricco, forse il più articolato della serie».

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