Ma quanto lavoro dà il ministero del Lavoro

Esiste solo da qualche anno ma non è un ministero giovane. Anzi è uno dei dicasteri storici, quelli con portafoglio e che esistono da prima della nascita della Repubblica.
La data di nascita del ministero del Lavoro risale infatti al 1920, all’epoca del governo Giolitti, ma è stato varie volte accorpato e spacchettato, aggiungendo prima la dicitura «della Previdenza sociale», ora «delle Politiche sociali». Nel 2008, sotto il governo Berlusconi, è stato accorpato anche il ministero della Solidarietà Sociale, mantenendo la denominazione di ministero del Lavoro, e delle Politiche sociali, retto attualmente dal ministro Maurizio Sacconi. Che per un periodo ha avuto anche l’incombenza del dicastero della Salute, il cui testimone è poi passato, a metà dello scorso dicembre, a Ferruccio Fazio, promosso ministro.
Il ventaglio dei compiti del dicastero di via Veneto è ampio e non c’è dubbio che abbia compiti complessi e delicati. Vedi la sorveglianza sul sistema di previdenza sociale, sugli ammortizzatori sociali, sul sistema dei rapporti di lavoro, sulla tutela delle condizioni di lavoro, essendo dotato anche di funzioni ispettive.
L’attività più controversa e da sempre al centro di critiche è quella di sviluppo dell’occupazione. Gli uffici di collocamento, i cosiddetti centri per l’impiego, hanno sempre stentato a diventare punto di riferimento per chi cerca un lavoro, a differenza degli uffici analoghi di molti Paesi europei. A questo scopo, il ministero dispone anche di un ente strumentale, Italia Lavoro, in passato non esente da critiche riguardo a spese ed efficacia. Sulla home page di Italia Lavoro, tra l’altro, non si rintraccia un link alla «Operazione trasparenza» voluta da Brunetta.
Certo è, che con una struttura così articolata, il ministero ha finito per diventare una macchina di dimensioni notevoli, che impiega direttamente 7.967 dipendenti, a cui bisognerebbe aggiungere quelli travasati in enti e aziende collegate.In questa pagina pubblichiamo l’elenco dei dirigenti, oltre 80 per un costo totale di oltre 8 milioni l’anno.

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