Franco Fayenz
Dopo i primi dieci anni - ledizione 2006 è lundicesima - Vicenza Jazz è approdata a una sorta di maggiore età. Ha evitato i rischi del gigantismo, concentra il meglio in una settimana e propone scelte meditate, mettendo in scena anche musicisti che brillano per assenze periodiche dallagone dei concerti o che si esibiscono poco in italia. Si pensi, per citare soltanto i più interessanti, al pianista e compositore Andrew Hill, singolare outsider della storia del jazz, allaffascinante Annette Peacock, pianista cantante poetessa e compositrice molto sottovalutata, allinglese Stan Tracey eletto artista residente, e infine a John Surman, John Taylor e Fred Hersch. Tuttavia la stella fulgidissima del festival è stato Brad Mehldau, ascoltato al suo meglio come pianista solista in un ambiente ideale come quello del Teatro Olimpico che permette di abolire lamplificazione. I pochi che nutrivano ancora dubbi sulle doti straordinarie del virtuoso di Jacksonville (36 anni ad agosto) si sono uniti allentusiasmo generale: quasi due ore di musica stupenda, quattro bis richiesti a forza, standing ovation finale.
Quattro bis per il re Brad Mehldau
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