Quei banditi un po' sovranisti fanno riflettere sulla modernità

La vicenda tragica di Jan de Lichte mostra il lato oscuro del Settecento. Tra identità perduta e tirannia del denaro

La storia fa sempre più irruzione nelle serie televisive con anche una spruzzatina di sovranismo (buono) d'antan.

Per fare un esempio, in Spagna tutti stanno impazzendo per la fiction La peste. La vicenda è ambientata a Siviglia nel sedicesimo secolo, nel periodo in cui varie epidemie di peste isolarono la città. In particolare, nel 1587, mentre il crudele morbo investe la comunità, vengono uccise diverse persone legate al protestantesimo che inizia a farsi strada nella penisola. L'Inquisitore generale chiede allora di aprire un'indagine a un ex militare dai trascorsi religiosi controversi... Senza svelare troppo al pubblico, nel caso in cui la serie arrivi anche da noi, si mette in scena il convulso processo che ha portato la Spagna a diventare una nazione unitaria a prezzo della perdita di libertà delle singole comunità, anche sul versante religioso. E nella serie fa capolino anche uno dei fenomeni più controversi della storia spagnola: una società segreta chiamata Garduña. La struttura di questa confraternita votata al crimine, ma che era portatrice anche di una serie di controvalori popolari contro l'ordine costituito imposto dall'alto, pare siano state importate in Italia e abbiano dato origine ad alcune strutture delle nostre mafie.

Ancora più interessante, anche perché disponibile su Netflix per il pubblico italiano, la serie fiamminga dedicata a Jan de Lichte (1723-1748) un bandito del Settecento. I banditi di Jan, dramma storico in dieci episodi, racconta l'occupazione delle Fiandre da parte delle truppe francesi durante la Guerra di successione austriaca (1740-1748). De Lichte, il quale dopo una lunga attività di rivolta finì catturato e ucciso con l'atroce suplizio della ruota, nella serie viene trasformato in una specie di Robin Hood più cattivello.

Ma questo canovaccio è la parte meno interessante della serie. All'interno della trama fanno capolino temi più interessanti. Aalst, la città di Jan de Lichte, viene raccontata come spaccata in due. Da un lato il popolo che poco capisce di politica. Dall'altro la classe intellettuale e borghese che muove le leve del potere e tratta con l'occupante. Nuove tasse? Nessun problema, basta scaricarle sul popolo, su chi non può decidere. Progresso? Il progresso conta, per carità, siamo nell'epoca dei Lumi. E quindi ben vengano le nuove strade che anche i francesi vogliono ampliare. Però il costo della nuova viabilità deve essere pagato dalle classi meno abbienti, su quegli straccioni che non capiscono la bellezza del futuro in cammino.

Insomma, nelle Fiandre raccontate dalla serie va in scena una sorta di pre-globalizzazione dove chi è dalla parte giusta prospera comunque e gli altri devono arrangiarsi.

Ovviamente de Lichte (interpretato dall'attore di origine italiana Matteo Simoni), si schiera con i poveri fuggiti nel bosco per vivere di espedienti e inizia a farla pagare cara ai ricchi e agli occupanti. E questo è un leitmotiv che potremmo sovrapporre a un sacco di narrazioni, compreso l'italianissimo Passatore. Ma nella serie c'è qualcosa in più.

C'è sotto traccia il concetto di comunità, che si vede trascinata in un mondo più ampio in cui non ha alcuna intenzione di entrare, almeno non così. Non a caso i territori fiamminghi hanno una lunghissima storia di difesa della propria indipendenza che costituisce la filigrana di tutta la narrazione. Un tema del genere compariva già nella serie Britannia, in un certo senso una fiction molto da Brexit. Però qui la narrazione è più vicina al presente. E anche ben caratterizzata nel non creare personaggi troppo stereotipi. I banditi della banda di Jan sono dei veri tipacci, anche se hanno le loro ragioni. Che cosa si deve pensare di una madre che vuole storpiare il figlio perché altrimenti non potrebbe fare l'accattone e morirebbe di fame? De Lichte non lo sa, sa soltanto che il mondo va troppo veloce e va fermato. Oppure bisogna scappare in America, dove si può essere liberi e vivere come una volta. Ma anche sull'altro fronte ci sono personaggi tormentati. Il comandante delle guardie che si troverà a combattere Jan, il capitano Baru (interpretato da Tom Van Dyck), è tutt'altro che un uomo cattivo, ma per ruolo si trova invischiato con i potenti che lo hanno portato in città.

Insomma, le Fiandre del Settecento come piccolo laboratorio di contraddizioni portate all'estremo. Oggi le viviamo altrettanto, anche se per fortuna in modo meno estremo (almeno a casa nostra).

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