Quei boss tutti covo e chiesa che chiamano i figli "Gesù"

Spesso nei loro rifugi i camorristi si circondano di testi sacri, statue della Madonna e santini. Poi escono e compiono stragi

Quei boss tutti covo e chiesa  
che chiamano i figli "Gesù"

Mancava solo l'acqua «miracolosa» (quella che si vende in boccette di plastica a forma di Madonnina) per il resto sembrava di essere a Lourdes, a Fatima o a San Giovanni Rotondo; c'erano infatti rosari, libri sacri, poster giganti di Giovanni Paolo II, immagini di madonne e santi, opuscoli con preghiere, riviste religiose sparse dappertutto: negli armadi come sul letto, e persino nel bagno. Tutto questo «armamentario» è stato scoperto ieri nel bunker di un camorrista di Casal di Principe, conosciuto come «’o ninno», cioè il bambino. Da notare che a Napoli anche il Bambin Gesù è detto «ninno».
E a proposito di Messia. Giuseppe Misso, boss del rione Sanità, ha battezzato uno dei suoi figli «Gesù» (l'altro lo ha chiamato «Ben Hur»). Non vorrei che di questo passo qualche altro campione d'illegalità chiamasse un proprio pargolo «Dio».

Come può spiegarsi che certa gente riesca a conciliare delitti, ruberie, sfruttamenti, traffici illeciti eccetera con la fede? Come si può credere nel Dio della fratellanza e dell'amore seminando odio e spargendo sangue? E come si può sperare di essere perdonati, se di chiedere perdono neanche a parlarne? Il fatto che la fede di molti napoletani sia impastata con la superstizione (vedi culto delle anime del Purgatorio, e oggettistica scaramantica: corni e amuleti vari) non spiega tutto. Nel caso della camorra la questione è un'altra. Gli è che i camorristi si sono creati divinità a proprio uso e consumo, benché si tratti delle stesse riconosciute dalla religione cristiana.

Le madonne, i messia e i santi dei camorristi sono esseri sovrannaturali che comprendono i loro bisogni e per tanto sono disposti a chiudere un occhio (anzi due) davanti alle nefandezze che su questo mondo portano al carcere di Poggioreale e in quell'altro all'Inferno.

A Pignataro Maggiore (Caserta) un clan camorristico fece restaurare a proprie spese (si fa per dire) un quadro della Vergine. Essa era denominata «Madonna della camorra» e a lei si rivolgevano mafiosi siciliani riparati nel paesino. Quando uno degli esponenti di spicco di tale clan fu assolto per non so che delitto, organizzò un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, per ringraziare padre Pio, che certamente aveva condizionato il giudizio del magistrato. Nel quartiere di Scampia, i panetti di hashish sono tagliati trentatré per volta: trentatré, come gli anni di Cristo. Dopo la divisione, ci si ferma per un attimo, si fa il segno della croce, e poi di nuovo al lavoro. Prima della distribuzione ai pusher della droga, le bustine sono benedette con l'acqua di Lourdes. Altro rito è quello di baciare l'immagine della Madonna, far pungere il dito di un affiliato, il cui sangue è fatto colare sul volto della Madonna di Pompei.
Alcune feste religiose sono gestite direttamente dalla malavita: cantanti di piazza, raccolta di fondi, luminarie eccetera. Il tutto con l'«autorizzazione» dei diretti interessati, i santi e le madonne, appunto.

Secondo Saviano (scrittore che, credetemi, farei a meno di citare, dal momento che si parla di lui ad ogni momento, e quando non lo fanno gli altri lo fa lui) «in terra di camorra, il messaggio cristiano non viene visto in contraddizione con l'attività camorristica (...) il non uccidere inscritto nelle tavole di Mosè può nell'argomentazione dei boss essere sospeso se l'omicidio avviene per un motivo superiore (...) ammazzare è un peccato che verrà compreso e perdonato da Cristo in nome della necessità dell'atto».

Per fortuna non tutti considerano i santi alleati dei camorristi. Alcuni anni fa il sindaco di Portici impedì che la processione di san Ciro facesse delle deviazioni per entrare nei quartieri legati alla malavita. Per questo fu contestato dalla piazza.
E a chi gli domandava se quei delinquenti fossero dei veri devoti di san Ciro, rispose: «Sono soltanto una banda di fetenti e di prepotenti».
San Gennà, non c'è bisogno di un miracolo fuori programma per dirci da che parte stai!

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