Quel Grande Fustigatore che infanga il premier ma lo sceglie come editore

Ecco, si potrebbe definirlo, metodico. Maniacalmente metodico. Non passa giorno infatti, che don Antonio Sciortino, l'ineffabile direttore di Famiglia Cristiana, non dica qualcosa di particolarmente feroce contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Non c'è pioggia, vento, sole, inverno, primavera, autunno o estate che il Grande Moralista in abiti civili, non pontifichi dal pulpito della sua redazione contro la presunta «immoralità» del premier. Non gli auguri, poco cristianamente parlando, le peggior cose, e non si adoperi per assicurargli, con le conoscenze che millanta di avere, le fiamme dell'Inferno.
Se non è metodico, anzi maniacalmente metodico, un tipo così, allora il vocabolario della lingua italiana va riveduto e corretto per trovare una definizione che si attagli meglio all'illuminato direttore del popolare settimanale. Ma don Antonio Sciortino, «uno e bino» come qualcuno l'ha recentemente apostrofato per tratteggiare una certa sua doppiezza, non è soltanto metodico. È anche coerente. Soprattutto coerente. Vomita insulti dalla mattina alla sera contro il premier e poi, in ossequio a determinate leggi di mercato che impongono (anche a chi come lui dovrebbe predicare la povertà e la modestia) di cavalcare sempre il cavallo vincente, quando si deve guardare alle proprie tasche e al proprio tornaconto, ecco che il don in completo blu decide di pubblicare il suo libro La Famiglia Cristiana con Mondadori, una casa editrice che non è proprio lontanissima dall'imprenditore Silvio Berlusconi (che poi sarebbe la stessa persona che lui, quotidianamente attacca, per il ruolo istituzionale che ricopre).
E adesso chi bacchetterà il direttore bacchettone? Chi si prenderà la briga di fustigare il Gran Fustigatore di usi e costumi dell'unico suo, preferito bersaglio? L'Unità, magari? Cui Don Sciortino ama confidare, concedendo interviste esclusive, le sue preoccupazioni per l'avvenire della Repubblica italiana? Tenderemmo ad escluderlo. Perché da quel rosso pulpito si è sempre scelto di fiancheggiare il don in completo blu nei suoi più tipici sfoghi. Ricordate? Il direttore di Famiglia Cristiana cominciò la sua crociata dando dello «spazzino» al Presidente del Consiglio per poi divertirsi a paragonare i provvedimenti sulla sicurezza adottati dal governo «alle atrocità naziste contro i bambini ebrei». E per poi ancora considerare i tremila «soldatini» schierati dal governo per garantire più sicurezza contro la microcriminalità, come «l'anticamera di dittature sudamericane» con tanto di ministro La Russa nel ruolo di «un aspirante generale argentino». Una escalation che ha condotto don Sciortino alla conclusione che oggi come oggi «si rischia di tornare al fascismo». Fortunato lui che ha un sacco di certezze assolute. Così, mentre affida i suoi predicozzi ai tipi di una casa editrice sicura, consolidata e remunerativa, il direttore di Famiglia Cristiana, anche nella calura ferragostana ha tuonato contro Berlusconi che, per il religioso siciliano, è solo semplicemente «tracotante». Dimenticavamo: don Sciortino ha anche affermato, che «un tempo si diceva che la stampa è il cane da guardia del potere, ora rischiamo che si pieghi al servizio del potere». Parole sante. Anzi, per dirla con Giovanni Battista, che don Antonio dovrebbe conoscere, «voce di uno che grida nel deserto». Solo che a gridare troppo si rischia che qualcuno, anzi più d'uno fra i suoi redattori si tappi le orecchie e, come sta accadendo, cominci a pensarla diversamente. Molto diversamente da lui.

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