Quella Genova che ha un cuore grande così

Quella Genova che ha un cuore grande così

(...) che le parole di Luigina Elena, valgano più di un contratto integrativo: «Gentile signor Lussana, i suoi articoli in una città così chiusa, e spesso incomprensibile, sono una boccata d’aria pura: quel pompiere che ha salvato tutte quelle vite, io lo avevo dimenticato. Grazie per averlo ricordato. Siamo abituati a farci trascinare da azioni piccole e meschine e non riusciamo a capire la grandezza di un padre di famiglia che dona la vita». Che dire di fronte a parole così? Solo che la gola è secca e gli occhi lucidi.
E ancora, Pietro Canepa Croce ha scritto: «Caro Lussana, mi conceda di stringerle la mano per l’ottimo articolo su Lorefice. Per educazione e valori non ho il minimo dubbio su come si debbano utilizzare gli estintori. Però, c’è un però. Bisogna dare atto che taluni fanno di tutto perchè i loro martiri siano santificati. Concedono alle madri scranni in Parlamento, richiedono che siano dedicate vie o piazze, organizzano comitati cittadini, tengono desta l’opinione pubblica, eccetera eccetera. E gli altri? (cioè noi). Noi stiamo a guardare. Non solo! Il povero Alessandro Di Lisio è tornato da Kabul a luglio tra l’indifferenza delle istituzioni, del Papa e del popolo. Aveva una sola colpa: è morto solo lui! Ancora complimenti e cordialità, Pietro Canepa Croce».
Ecco, proprio qui sta il punto. Nel fatto che, troppo spesso, nel centrodestra, non ci siano intellettuali degni di tal nome. Sì, c’è Enrico Musso. Certo, c’è Sergio Maifredi. Però, c’è Maurizio Gregorini. Ovviamente, c’è Piero Vassallo. E ne dimentico sicuramente molti, così come riconosco ad alcuni politici di centrodestra il coraggio, la rabbia e l’orgoglio di non abidicare alle proprie idee.
Ma non si può scambiare per intellettuale gente che di intellettuale non ha nulla se non il titolo sul biglietto da visita. Servono persone che abbiano il coraggio delle loro idee. Che onorino i nostri morti, che chiamino «tentato omicidio» i tentati omicidi ai danni delle forze dell’ordine e che chiamino «eroi» gli eroi. Senza paura.
Berlusconi è bravo, certo, ha fatto miracoli, dai rifiuti di Napoli alla gestione del post-terremoto e, politicamente, ha regalato un sogno a un popolo che chiedeva solo di essere rappresentato. Ed è un altro miracolo. Ma il Pdl non può solo fermarsi a dire quanto è bravo Berlusconi. Può e deve essere anche qualcos’altro, altrimenti perde.
Rinunciare a pensare. Ecco, quella sarebbe la peggiore delle sconfitte.