È qui la flotta messa in fuga dal fisco

I dati dell'Osservatorio Nautico Nazionale non lasciano dubbi: quella appena conclusa è stata l'estate della grande fuga dai porticcioli italiani. Ma dove si sono rifugiati i diportisti che amavano sorseggiare aperitivi in Costa Smeralda o passeggiare in piazzetta a Portofino? Alla scelta tra Est e Ovest, molti hanno girato la prua verso levante, l'Alto Adriatico, in direzione Slovenia, ma ancora di più Croazia, Paese che, con oltre 5.800 chilometri di costa (isole comprese), quasi 20mila posti barca in 56 marine turistiche, e migliaia di altri ormeggi sparsi lungo la costa, si preparava già da una decina d'anni a imporsi nel settore.
Mare cristallino, servizi impeccabili, cultura ed enogastronomia ancora molto legate al passato italiano della regione, hanno poi sancito un successo che va a tutto detrimento dell'economia nostrana.
«Quando da voi si parlava in modo confuso di nuove tasse di stazionamento e proprietà, noi abbiamo ricevuto 700 richieste di ormeggi annuali in poche ore – spiega Armido Gerometta, direttore della Montraker, che gestisce le marine di Orsera (Vrsar) e Fontana, nell'Istria occidentale, 500 posti totali incastonati in magnifiche insenature naturali – E centinaia sono ancora in lista di attesa mentre tanti hanno trovato ospitalità nel porticciolo appena costruito di Cittanova (Novigrad)».
In Croazia l'Iva è già al 25% ma la nautica non gode... di «speciali attenzioni» da parte del fisco nazionale e, soprattutto, i prezzi sono ancora mediamente inferiori del 40% di quelli italiani. A Orsera la clientela di nostri connazionali è del 45% sui contratti annuali e del 57% sui contratti giornalieri. Anche uno dei più grandi network croati, l'Adriatic Croatia International Club (Aci), che raduna 21 marine da Umago (Umag) a Ragusa (Dubrovnik), conferma la stessa tendenza con quasi la metà delle imbarcazioni in transito di provenienza italiana.
«Scelgono la Croazia per la bellezza e l'attrattività della nostra costa e anche per l'ospitalità della gente - dice Vladimir Ivancic, direttore delle marine di Rovigno (Rovinj) e Abbazia (Opatija) tra le più storiche e scenografiche, con 407 e 283 ormeggi ciascuna – Tuttavia sul lungo periodo il numero degli italiani sembra in declino».
Pur in un clima da tutto esaurito, la presenza di tanti stranieri, in primis del nostro Paese, rischia infatti di portare inevitabilmente anche qui gli effetti della crisi economica: se quest'anno la politica turistica croata è stata premiata da armatori in cerca di lidi più amichevoli e nuovi di quelli della Penisola, dalla prossima stagione si teme addirittura che molti preferiscano disinvestire o lasciare le barche nei rimessaggi invernali. Qualche cambiamento rispetto al passato d'altronde si è già visto.
«Tutti i nuovi ospiti dei nostri marina – continua sempre Ivancic – sono di livello medio-alto, mentre in precedenza noi raccoglievamo soprattutto una clientela di velisti appassionati».
«Le unità a motore escono meno rispetto a un tempo, e credo per risparmiare carburante», gli fa eco Gerometta. A complicare il quadro potrebbe poi contribuire molto presto anche l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, previsto per il prossimo luglio. Gli addetti ai lavori non azzardano previsioni e preferiscono puntare su un continuo miglioramento dell'offerta, certi che, una volta consolidata la posizione sul mercato, sarà difficile, tra paesaggi mozzafiato e angoli di natura ancora selvaggia, far disamorare i diportisti stranieri.