«Qui la Lega non farà come Fini a Roma»

Il vicepresidente della Regione Andrea Gibelli è in macchina. «Non mi dica buonasera, finalmente è tornato il sole. Tutta quella pioggia, che tristezza». La disturbo? Ci sentiamo più tardi? «No. Sto andando nella bassa Lodigiana a inaugurare una piazza a Falcone e Borsellino. Una cerimonia che mi tocca molto, voglio avere la testa tutta lì. Facciamo subito, poi voglio pensare solo a loro».
Onorevole Gibelli, qualcuno nel Pdl comincia a essere stanco della Lega di lotta e di governo.
«Sono talmente abituato che la domanda non mi sorprende. Ma è una lettura semplicistica».
Non è che fate i furbi?
«La Lega è sempre una, di lotta e di governo. Ma siamo l’interpretazione autentica del programma elettorale del centrodestra».
Al di là delle formule?
«Il federalismo e la lotta all’immigrazione clandestina. Quando ne parlavamo solo noi, ci accusavano di essere estremisti, oggi sono patrimonio di tutto il centrodestra. Anzi, direi di tutto il Paese».
Cos’è successo?
«La Lega sa ascoltare il territorio, gli elettori».
Magari un po’ troppo la pancia della gente.
«La saggezza popolare è una cartina di tornasole. Poi ci vogliono soluzioni politiche».
Ora che pesate di più, avrete la tentazione di fare di testa vostra? A Formigoni non piacerebbe.
«Ciò che conta è il metodo di lavoro. Quello usato a Roma da Bossi e Berlusconi è perfetto e si può trasportare pari pari anche in Lombardia».
Quale metodo?
«Si individua un problema, ognuno propone la sua soluzione, si discute e si decide insieme. Ma poi tutti uniti».
Col patrimonio del Policlinico sembra non funzionare. La Lega si oppone all’affidamento a Infrastrutture Lombarde e qualcuno non ha gradito.
«C’è stato un fraintendimento. Quella non era la soluzione finale, ma solo l’avvio di un procedimento».
Il presidente leghista del consiglio però ha convocato Formigoni in aula.
«Davide Boni nel suo discorso di insediamento aveva detto che avrebbe portato in consiglio i dibattiti più importanti. In tempi non sospetti».
Dicono che cominci a fare come Fini a Roma.
«Assolutamente no. Il presidente Gianfranco Fini da politico anticipa le soluzioni e poi le porta in aula. Quella di Boni, invece, è un’interpretazione assolutamente istituzionale della politica».
Ora parte la campagna elettorale per il sindaco, continuerete a pungolare la Moratti su temi come Ecopass o la sicurezza?
«Il risultato elettorale della Lega dimostra che la sottolineatura di certi temi è utile».
Capito. Sarete una spina nel fianco.
«Con la Moratti stabiliremo un programma comune».
Poi sarete un alleato fidato?
«Fidato. Come siamo sempre stati con Berlusconi. Di fronte a ogni battaglia, la Lega non si è mai sottratta».
Lega di lotta e populista?
«I movimenti populisti sono sempre tramontati. La Lega non è populista, è un movimento di popolo».

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