- Oggi voglia di scrivere saltami addosso, ma non posso mancare un altro giorno dopo questo breve, brevissimo ponte.
- Parto da Garlasco e vi dico che dal caso Stasi non abbiamo imparato una ceppa. Niente. Zero. Per 18 anni abbiamo riempito i giornali raccontando il “ragazzo dagli occhi di ghiaccio” come il killer perfetto e adesso improvvisamente replichiamo lo stesso schema di mortificazione contro Andrea Sempio. Io non so chi dei due sia colpevole, magari nessuno dei due (non sta scritto da nessuna parte che per scagionare Alberto occorra ingabbiare Andrea). Andateci piano col disegnare Sempio come una sorta di pervertito dedito a scrivere chissà cosa in chat. Se un giorno andranno a rileggere le mie conversazioni, magari su Whatsapp o su Instagram, mi arresteranno per razzismo, omofobia, misoginia, senza contare le centinaia di foto e video poco consone a un seminario cattolico che ogni giorno inondano la chat di amici intitolata “Rovino algoritmi”.
- Provo dolore fisico per il racconto fatto da Michele Serra: il suo cagnolino, scappato nel bosco o nei campi, è stato sbranato dai lupi. Però Serra, pur lasciandolo intendere, non ha il coraggio di dire ciò che bisognerebbe affermare: ovvero che il lupo sarà anche una stupenda bestia, ma va gestito. Altrimenti diventerà impossibile, un giorno, la convivenza in certe zone tra uomo, i suoi animali domestici o da allevamento, e i branchi. Traduco per Serra: bisogna ricominciare ad abbatterli.
- Forse ha ragione Giordano Bruno Guerri: tutto sommato, la lite Giuli-Buttafuoco ha un risvolto positivo. Per la prima volta si parla così tanto della Biennale.
- “Il consumo di soluzione idroalcolica per l’igiene delle mani nelle strutture sanitarie italiane continua ad essere molto al di sotto degli standard raccomandati, con un calo progressivo che riguarda tutte le aree di degenza”. Lo ricordano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. Adesso sì che vivo più tranquillo.
- Marianna Madia lascia il Pd e approda in Iv, o in quello che diventerà il “riformismo radicale” a sostegno di Silvia Salis. Adesso sì che Trump e Khamenei devono preoccuparsi per il nuovo ordine mondiale.
- Le “scuse” fornite ieri da Sigfrido Ranucci a Carlo Nordio non sono delle scuse. Sono una imbarazzante autoassoluzione, ovviamente sui canali della Rai senza alcuna possibilità di dibattito (il programma, infatti, è registrato interamente). “Ora sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere - ha detto - tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia, che è una cosa un po’ diversa”. Toc toc, Ranucci: cosa c’è di diverso? Te lo spieghiamo, o almeno ci proviamo. I giornalisti hanno l’obbligo deontologico, una volta appresa una presunta notizia, di verificarla (una volta si diceva almeno con tre fonti diverse e concordanti) prima di parlarne con il pubblico. Non ha senso raccontare che si sta “verificando una notizia”, visto che questa potrebbe rivelarsi facilmente una bufala. Che fai dopo? Racconti che non era vero? Col rischio che il telespettatore che ha visto la prima puntata si perda la rettifica?
- Diciamo la verità: per la casa di Montecarlo, che era una storia vera, verissima, questo Giornale è stato dipinto come “la macchina del fango” e scemenze varie. Se invece Ranucci spara una presunta notizia non verificata, criticarlo diventa un attacco alla democrazia, alla libertà di informazione come “valore inalienabile dell’umanità”. Patetici.
- Diciamo un’altra verità: se il sottoscritto avesse fatto una cosa simile ai tempi, che ne so, del governo Draghi, sarei stato licenziato seduta stante, sottoposto a procedimento disciplinare e radiato anche dal club di briscola. Invece per Ranucci tutti zitti. Ma l’Ordine dei Giornalisti non ha proprio nulla da dire?
- Pare che Nordio abbia deciso alla fine
di non querelare né denunciare Ranucci. Ha accettato le scuse. E va bene. Ma in fondo non è con le querele che si risolvono certe cose, bensì con lo sputtanamento pubblico. E a ‘sto giro Sigfrido ha avuto ciò che meritava.