- La cosa che mi sconcerta di più di tutta ‘sta storia della grazia a Nicole Minetti è che, a quanto pare, Mattarella avrebbe preso la decisione sulla base di un paio di foglietti redatti dalla Procura di Milano e poi dal ministero. Una fiducia a cascata, evidentemente mal riposta. Ma davvero il Quirinale non fa manco mezza telefonata per assicurarsi che sia tutto in ordine per un istituto così importante come la concessione della grazia?
- Credo che il caso Minetti abbia definitivamente ucciso la Grazia presidenziale. Ma chi si fiderà più di quello che firma il Capo dello Stato dopo ‘sta figuraccia?
- Picchiare qualcuno, aggredirlo o insultarlo è sempre da cretini. Non si fa e va condannato. Ma andare a strappare un cartello che ricorda Sergio Ramelli è veramente da idioti. Fine.
- Leggo su Repubblica che alcune star del cinema mondiale, dall’alto del loro lavoro più bello del mondo e decisamente ben pagato, lamentano di non avere giorni liberi da “tre anni e mezzo”. Addirittura pare che possano soffrire di FOMO, ovvero l’ansia sociale caratterizzata dal timore di essere esclusi da esperienze appaganti vissute da altri. Potrebbero provare l’appagante esperienza di lavorare in miniera, tipo.
- Ma allora che c’entra la bandiera palestinese? Oggi il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, parlando degli insulti contro la Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile di Milano, se l’è presa con il ministro Piantedosi che sarebbe stato “male informato”: “Nessuno mette in discussione la presenza della bandiera della Brigata Ebraica - ha detto - Ma che c'entrano col 25 aprile, per esempio, le bandiere dello scià di Persia e il manifesto con la scritta ‘Grazie, mister Presidente Donald Trump’?”. Molto bene, presidente Pagliarulo. Allora mi spiega cosa c’entrano le bandiere della Palestina o della Repubblica Islamica? Quelle hanno sfilato lungo tutto il corteo eppure non ci risulta che l’Anpi abbia chiesto loro di rimuoverle. E non ci venga a dire che quella dei palestinesi è una Resistenza e per questo va sostenuta, perché allora è Resistenza anche quella degli ucraini contro Putin (bandiera però vietata ai cortei antifascisti), quella degli iraniani contro gli Ayatollah (però guai ai vessilli dello scià) e pure quella degli esuli venezuelani contro Maduro (la cui cattura è stata definita dall’Anpi un “sequestro”). La verità è che la Liberazione andrebbe liberata dal motto “Ora e sempre Resistenza”. Anche Mattarella ha ripetuto questo sciocco slogan, l’altro giorno, ma così non fa altro che alimentare l’errore di fondo di ogni 25 aprile: l’attualizzazione della Resistenza. La festa della Liberazione andrebbe celebrata come tutte le ricorrenze: il ricordo di qualcosa che è stato e che non tornerà più. Invece no. La sinistra, per impossessarsene, ogni volta la “attualizza”: ieri contro Berlusconi, oggi contro Meloni, contro la riforma della giustizia, Israele, i presunti “nazisti ucraini”, Babbo Natale schiavista, eccetera eccetera eccetera.
- A me ‘sta storia che al ragazzo ebreo di Roma abbiano contestato il tentato omicidio puzza di marcio. Ho visto il video e non mi sembra che volesse accopparli. Non erano vicini a pochi centimetri. Parliamo di una pistola softair che, a giudicare dai video disponibili, era armata con pallini di plastica. Ma poi davvero uno che vuole ammazzare due esponenti dell’ANPI va a farlo vestito col suo casco ben riconoscibile, a bordo del suo scooter senza preoccuparsi manco di coprire la targa? Suvvia.
- Che poi, se è “tentato omicidio” quello dell’ANPI, cosa dobbiamo dire allora degli antagonisti che lanciano bombe carta, cartelli stradali, martelli, sassi e pietre contro gli agenti, rischiando ogni volta di spaccargli il cranio?
- Io vi giuro: non credevo che sarei mai vissuto in un’epoca in cui al corteo del 25 aprile diversi antifà inneggiano a Hitler “che non ha finito il lavoro con voi ebrei” e definiscono gli israeliani “saponette mancate”, mentre allo stesso tempo componenti della comunità ebraica sparano con pistole a pallini contro quelli dell’Anpi. Penso che preparerò i popcorn e mi godrò domani con passione le contorsioni degli editorialisti che non potranno accusare in nessuno dei due casi “i neonazi” e i “fascisti del terzo millennio”. Adoro.
- Vi ricordate la storia di quel gruppetto di ragazzi che ha sparato in classe contro la professoressa usando proprio una pistola a pallini, sempre quella ad aria compressa, come a Roma contro l’ANPI? Vi ricordate che qualcuno pensò addirittura di “capire” quale disagio potessero aver provato i giovani? E vi ricordate che alla fine l’autore è pure stato promosso col 9 in condotta? Quindi: se spari con la pistola a pallini al professore, ti denunciano per lesioni ma ti promuovono; se spari a due militanti dell’ANPI vai dritto in carcere e ti becchi l’accusa di tentato omicidio. Dai ragazzi, siamo seri? Qui l’unica giustificazione potrebbe essere che quella pistola (ancora non trovata) avesse una potenza di fuoco madornale o che i pallini fossero di piombo. Altrimenti non si spiega.
- Oh, questo non vuol dire che non sia grave. È gravissimo, visto che ha rischiato di accecarli. Ma da qui al tentato omicidio…
- Ci sono un sacco di pezzi invecchiati male. Ovvero quelli, in particolare di Repubblica e del Corriere, che davano per scontata l’appartenenza dello sparatore a gruppi neofascisti e della destra romana, amante del softair e della guerra finta. Poi invece puf, magia: era un ebreo. La vita ci riserva sempre delle grandissime sorprese.
- Grandi dibattiti dopo la semifinale di Champions tra Bayern e Psg. C’è chi sostiene che questo calcio spettacolo sia inarrivabile; chi invece fa notare che subire 5 o 4 gol non sia poi così normale, e che le difese hanno traballato un po’ troppo. Sono vere entrambe le cose. Ma soprattutto la partita di ieri ci ha dimostrato che il calcio italiano è ormai un calcio di serie B. Sia perché né in campo né in panchina c’erano italiani, il che è tutto dire. Sia perché da noi, anche volendo, non saremmo in grado di produrre quel tipo di sport. Mentre in Europa si verticalizza quando possibile alla ricerca del gol (fanno eccezione alcune filosofie), da noi tentiamo di imitare uno sterile tiki-taka fatto però con calciatori che hanno ferri da stiro al posto dei piedi. Il risultato è che lo spettatore vede solo passaggi indietro, se va bene laterali, lunghi minuti di inutile palleggio sterile. Ci sono squadre, vedi la Lazio, che possono passare intere metà partite senza mai vedere la porta. Una noia mortale.
- Ecco: forse dovremmo cercare una via di mezzo.
Ovvero la ricerca del gol in verticale come Bayern e Psg, ma magari con difese meno ballerine e più italiane. Si può fare, basta solo cambiare filosofia. Cioè cambiare allenatori. O costringerli a riportare un po’ di spettacolo anche negli stadi italiani.