Salvini condivide un video per rivendicare la norma sulla targa, e la relativa assicurazione, ai monopattini. Come uccidere un settore. Ma qualcuno che riduca la burocrazia invece di aumentarla, no?
Una donna è rimasta incinta contemporaneamente, in Colombia, di due uomini diversi. Due gemelli (che poi gemelli non sono) con la stessa madre ma padre diverso. Pazzesco.
A Latina un professore è sotto indagine perché, secondo la denuncia di uno studente, dopo che questi gli avrebbe pestato una scarpa, avrebbe reagito afferrando il giovane “da dietro, prendendolo per il collo e scaraventandolo a terra sul brecciolino con una mossa riconducibile al judo”. I testimoni dicono che si è trattato di un gesto giocoso, papi e mami invece no. Non mi interessa se è vero o falso. Ma se davvero lo ha steso con una mossa di judo, entra di diritto negli annali scolastici.
Dice Pierfrancesco Majorino, del Pd: “Abbiamo in tanti mostrato sdegno per le frasi antisemite in corteo. Davvero una vergogna. Considero grave anche la presenza di Eyal Mizrahi, mister "definisci bambino", cioè un occultatore attivo, sul piano delle parole espresse, della strage di Gaza. Spero che il signor Eyal Mizrahi non partecipi più a manifestazioni pubbliche come il 25 aprile, nella città di Milano, fino a quando non avrà chiesto scusa proprio per quelle parole espresse mesi fa. Lo invito da qui. Lo faccia. Chieda scusa”. Ma ci rendiamo conto? Il Pd vuole decidere chi può partecipare alla festa del 25 aprile, in base alle sue posizioni su Gaza. E allora tutti quei ragazzi Pro Pal che per mesi hanno inneggiato al 7 ottobre, e che sicuramente erano in corteo con Majorino, quelli invece possono partecipare?
Mentre festeggiate per la vittoria di Magyar ai danni di Orban in Ungheria, esito che a detta di molti avrebbe ucciso il populismo di destra, sappiate che secondo l’ultimo sondaggio l’AfD ha guadagnato altri punti e adesso stacca la CDU di 5 punti. Siamo al 27% contro il 22%, molto più indietro poi le varie sinistre socialiste o verdi. Così, tanto per dire…
Su Crans-Montana ne ho lette di tutti i colori. E chi legge questa rubrica sa che ci siamo mossi col piglio garantista di chi ritiene che le responsabilità, anche di quei due “mostri” dei Moretti, vadano accertate in sede giudiziaria. Ecco perché non mi lancerò nel grido di scandalo di chi oggi titola sulla “fuga” di Jessica “senza aiutare i ragazzi” del rogo. Perché, signori miei, in quel caso, quando la tua pellaccia è a rischio, non tutti reagiscono da eroi. Abbiamo chiaramente detto, in ogni forma, che non si potevano incolpare i ragazzi per aver continuato a ballare mentre le fiamme si propagavano. Allora bisogna anche evitare di crocifiggere la Moretti se, davanti all’incendio, ha scelto la via più codarda, eppure più logica: quella di mettersi in salvo.
A conferma del fatto che prima di crocifiggere chiunque bisogna verificare bene le informazioni e le testimonianze, sappiate che dal video choc che in queste ore i legali delle vittime stanno visionando emergerebbe che Jessica Moretti “non ha tra le mani la famosa cassa con l’incasso ma pensa alla sua vita”. Eppure per quello era stata già condannata dalla pubblica piazza.
Leggo questo passaggio di un articolo di Repubblica sulla perizia depositata al Tribunale dell’Aquila sui genitori della Famiglia nel Bosco: “Nessuno dei tre figli, alla richiesta di disegnare la ‘famiglia immaginaria’, ha messo sul foglio il padre e la madre. I test condotti su bambini così piccoli hanno valenza osservativa e non diagnostica, ma i minori non mostrano punti di riferimento adulti. E, d’altro canto, c’è “un’adultizzazione” dei bambini nella filosofia di vita dei Trevallion-Birmingham. Tutti fanno tutto, in famiglia, e può accadere che all’alba i piccoli curino gli animali”. Cioè: il problema sarebbe che i bimbi danno da mangiare alle galline? Siamo seri?
Sul caso Minetti, solo i ciechi possono pensare che la colpa sia di Nordio. La verità è che gli accertamenti sono fatti dai magistrati e, se questi non si sono accorti di possibili anomalie, è a loro che va chiesto il conto oltre che al signor Sergio Mattarella, che comunque mette la firma finale sull’atto. Nessuno ci crede che, quando Re Sergio ha letto “Nicole Minetti” sul fascicolo, abbia fatto da banale passacarte firmando e fidandosi del parere della Procura Generale e del ministero. Suvvia. Parliamo di Mattarella, uno che ha fatto modificare un decreto sicurezza convincendo il governo a produrre un nuovo dl che correggesse quello appena approvato.
Diciamo le cose come stanno. Il potere di grazia spetta al Presidente della Repubblica e, se qualcosa non va, è lui che ne risponde. Un po’ come l’allenatore che viene cacciato quando i suoi calciatori fanno schifo: mica c’è lui in campo, eppure perde il lavoro al posto dei suoi giocatori. Se uno scivolone del genere l’avesse commesso Ignazio La Russa, l’avrebbero già silurato e crocifisso sulla pubblica piazza. L’avrebbero accusato di non aver controllato a dovere, di aver gestito la pratica con troppa leggerezza, di non aver acceso un campanello d’allarme trattandosi della Minetti, eccetera eccetera eccetera. Ma Re Sergio e il suo staff sono intoccabili. Quindi tutto tace.
Ah, vorrei farvi notare che durante il secondo mandato il ministero ha mandato a Mattarella 1.500 fascicoli di richiesta di grazia. Millecinquecento. Ma non è che il Quirinale li ha vidimati tutti. No. Li ha selezionati, ha letto, ha vagliato, ha scelto. E alla fine ha messo la firma solo a 27 casi (dati di fine dicembre 2025). Ventisette su millecinquecento. Non venitemi a dire che non aveva potere per non concedere la clemenza a Minetti, dai…
Che poi: io, prima di dare per scontato che la pratica non sia corretta, aspetterei l’esito della nuova verifica. Fidarsi del Fatto è bene, non fidarsi è meglio.