La corsa per il Quirinale è già iniziata. Ma riguarda solo il centrosinistra visto che la coalizione di governo è più affaccendata sul prosieguo della legislatura o al più sulla sostituzione di un sottosegretario. Il Colle alto è il vero grande obiettivo del campo largo o larghissimo. Anzi, viene considerato una sorta di fortino che non può mai essere valicato dagli esponenti del campo avverso. Guai a far avvicinare il centrodestra. In estrema sintesi, il concetto base è molto semplice: il Quirinale è nostro. Punto.
Ed è la ragione per cui da quelle parti c'è già una rosa di nomi pronta a giocarsela fino in fondo nel 2029, a seconda dalla nuova conformazione del Parlamento che uscirà dalle prossime elezioni politiche. Prima di ogni cosa si dovrà capire se sarà applicata la regola aurea che prevede l'alternanza tra un ex comunista e un ex democristiano. Dopo il bis-settennato di Mattarella, dovrebbe spettare a una figura di via delle Botteghe Oscure.
Due soluzioni nel mazzo di Elly Schlein rimandano a due ex segretari del Pd: Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani. Il primo, uscito da tempo dalla ridda politica, fa oggi il grande saggio dalle colonne del Corriere della Sera. Un giorno commenta la postura di Donald Trump, un altro tratteggia il profilo dello scomparso Umberto Bossi, un altro ancora analizza lo stato di crisi del calcio italiano e il mondo giovani. Solo negli ultimi dieci giorni è stato ospite in tv a Di Martedì da Giovanni Floris, a Piazza Pulita da Corrado Formigli e a Real Politik da Tommaso Labate. È un distacco prudente nel segno della presenza costante.
Una connotazione diversa ha Pier Luigi Bersani, il segretario del Pd della «non vittoria», che prima di tutti ha propugnato l'idea di un'alleanza strutturata con i 5Stelle. È sì un saggio ma più radicale, Bersani, molto popolare negli ambienti progressisti, stimato dagli azionisti di minoranza di Alleanza Verdi Sinistra. Un profilo che sarebbe preso in considerazione dal leader del M5S, Giuseppe Conte. Già, Conte. Da lui la sinistra dovrà anche passare per eleggere il prossimo capo dello Stato. Nella rosa di nomi c'è Massimo D'Alema, padre nobile dell'attuale coalizione di centrosinistra, già presidente del Consiglio, un curriculum coi fiocchi. Controindicazione: da più parti si sostiene che la sua stagione sia stata un'altra.
Eppure Elly Schlein sogna una donna al Quirinale dal profilo marcatamente pacifista. Laura Boldrini può rientrare in questa categoria, avendo anche nel curriculum l'esperienza da presidente della Camera, considerato un fattore che in passato è stato dirimente, vedi Napolitano e Scalfaro. Al contempo potrebbe rispuntare Anna Finocchiaro, già capogruppo al Senato e ministra per il Rapporto con il Parlamento, figura marcatamente di rito ex diessino e stimata anche dal centrodestra, totalmente sparita dai radar ma difficilmente digeribile dai 5Stelle.
Se invece non venisse rispettata la regola aurea dell'alternanza, gli ex Dc sarebbero già lì, pronti a esibire la loro storia di moderazione utile alla causa del Colle. Raccontano che Dario Franceschini pensi più al Colle che alle prossime elezioni politiche. E il convegno con tutti gli ex diccì riuniti all'Eur che si è tenuto una settimana fa, in occasione dei 50 anni del congresso della Dc che portarono all'elezione di Benigno Zaccagnini, va letto in controluce.
Sublime il messaggio che ha voluto inviare all'intera comunità democristiana: «Non saremo più la saliera della politica ma possiamo ancora essere il sale della politica». Ed è sicuramente in corsa Pier Ferdinando Casini, allievo di Arnaldo Forlani, cresciuto alla grande scuola democristiana, già presidente della Camera, oggi senatore indipendente del Pd ma anche a capo dell'interparlamentare italiana. L'ex diccì si muove con delicatezza tra la commissione esteri di Palazzo Madama e la politica interna, tenendosi sempre lontano dalla radicalità e dalle questioni di coalizione e di partito. Ecco poi Paolo Gentiloni ascritto a questo girone per la precedente esperienza nella Margherita, anche se da giovanissimo militava nell'estremismo di sinistra. Oggi l'ex presidente del Consiglio e vicepresidente della commissione Ue, vola alto come editorialista del quotidiano La Repubblica, esercitandosi su temi alti e internazionali. Nel mazzo della galassia cattolica si possono poi annoverare Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio e ministro del governo Monti, e Rosy Bindi, di formazione cattolica, allieva di Vittorio Bachelet, punta di diamante dei vari centrosinistra della Seconda Repubblica e recentemente pasionaria del No al referendum sulla riforma della Giustizia. Una radicale di rito cattolico. Ma tant'è.
Alla fine di tutto chi ha le
idee forse più chiare è l'eterno diccì Clemente Mastella: «Per scegliere il prossimo capo dello Stato bisogna basarsi su due regole non scritte: non si sceglie mai un leader di partito e soprattutto deve essere un moderato».