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La Franciacorta piange Pia Donata Berlucchi

Morta la donna che ha contribuito alla crescita dell’azienda di famiglia, Freccianera Fratelli Berlucchi – che l’anno prossimo festeggerà cento anni - e della quale negli ultimi tempi era rimasta presidente lasciando ad altri la ribalta. Una “Lady di ferro” che però ha sempre inteso il mondo del vino come racconto, cultura, relazioni e non solo come statistiche di bottiglie e fatturati

La Franciacorta piange Pia Donata Berlucchi
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Se n’è andato un pezzo di Franciacorta che non amava mettersi in vetrina. È morta lo scorso 27 aprile Pia Donata Berlucchi, figura centrale di una delle famiglie che hanno scritto la storia del metodo classico italiano.

Definirla imprenditrice è corretto, ma non basta. Berlucchi è stata un presidio: di stile, di memoria, di continuità. Per anni ha tenuto insieme tradizione e quotidianità, senza cedere alla tentazione – frequente in questi territori – di trasformare il racconto in retorica. Il suo contributo alla crescita di Freccianera Fratelli Berlucchi, azienda di famiglia, è stato concreto e poco incline alla scena: decisioni, relazioni, presenza costante. Anche quando, negli ultimi anni, aveva scelto di ridurre l’esposizione operativa, è rimasta presidente, con un ruolo discreto ma tutt’altro che ornamentale.

Il vino, per lei, non è mai stato solo prodotto o mercato. Piuttosto un linguaggio, da rendere accessibile senza banalizzarlo. In questo senso si legge il suo impegno associativo: past president dell’Associazione Nazionale Donne del Vino tra il 2003 e il 2009, poi vicepresidente nazionale dell’Onav. Non incarichi di rappresentanza, ma piattaforme per lavorare su formazione e cultura. La creazione della Consulta del Vino Italiana – un tavolo che ha riunito diverse sigle del settore – resta uno dei passaggi più lucidi di quella stagione: meno frammentazione, più voce comune.

Il ritratto personale sfugge alle categorie rapide. “Lady di ferro”, si è detto, con un’espressione che spesso serve a semplificare. In realtà, accanto alla determinazione c’erano misura e garbo, una capacità di tenere il punto senza alzare i toni. Una combinazione non così frequente. Fuori dall’azienda, una geografia di interessi ampia: musica, montagna, lettura, teatro, arte. E poi la casa, i fiori, i dettagli quotidiani coltivati con la stessa attenzione riservata al lavoro. Non un doppio registro, ma un unico modo di stare nelle cose.

Resta il segno lasciato in chi l’ha incrociata e in un territorio che negli ultimi decenni è cambiato molto, spesso in fretta. Freccianera, fondata nel 1927 da Antonio Berlucchi, è tra le realtà che hanno contribuito a costruire l’identità della denominazione, fin dagli anni in cui il metodo classico in Franciacorta era una scommessa. Ancora oggi l’azienda mantiene una dimensione familiare rara in zona, con circa 320mila bottiglie prodotte e una presenza forte nella ristorazione. È un modello che tiene insieme radici e mercato senza troppe concessioni alla moda.

Le aziende passano di mano, le persone no.

La scomparsa di Pia Donata Berlucchi lascia un vuoto che non si misura in numeri o incarichi, ma nella qualità di una presenza. In un settore abituato a parlare molto, la sua eredità più evidente è forse questa: la capacità di fare, e poi, semmai, raccontare. Con misura. Anche adesso che la scena si svuota.

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