La rabbia del fidanzato di Sanaa «Ergastolo per il padre omicida»

IN AULA Iniziato il processo per l’uccisione della ragazza marocchina. Lo Stato si costituisce parte civile

È iniziata ieri pomeriggio, davanti al Gup di Pordenone Patrizia Botteri, l’udienza sulla richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali di El Ketaoui Dafani, l’immigrato marocchino che il 15 settembre 2009 uccise la figlia Sanaa perché contrario alla sua relazione con un giovane italiano.
L’istanza era stata presentata dai legali dell’uomo, Leone Bellio e Marco Borrella, in alternativa al processo con rito immediato, già fissato per il 27 settembre prossimo davanti alla Corte d’assise di Udine.
Nell’aula del Gip ieri mattina si è presentato anche il fidanzato di Sanaa, Marco De Biasio, rimasto ferito nell’aggressione omicida del padre della ragazza, e che si è costituito parte civile, assieme al ministero delle Pari opportunità, alla Regione Friuli Venezia Giulia e alla Provincia di Pordenone. All’udienza, presente anche la madre della ragazza, Dafna Charuk Dafani, assieme alle due figlie più piccole, accompagnata dall’imam di Pordenone, Mohamed Ouadi.
Il legale di De Biasio, Massimo Ranaldi, ha precisato che il giudice dovrà decidere soltanto il tipo di rito abbreviato cui si accederà, scartando la possibilità che il giudizio arrivi alla Corte d’assise. «L’alternativa - ha riferito - è un abbreviato condizionato dall’acquisizione di una perizia psichiatrica di parte, oppure l’abbreviato semplice che comunque la difesa dell’imputato ha diritto a ottenere».
Nel corso della prima fase dell’udienza, De Biasio ha potuto vedere per qualche istante la mamma di Sanaa ed è anche stato abbracciato dalle due sorelline della vittima.
«Da questo processo mi aspetto il massimo della pena e nulla di più»: ha detto ai giornalisti l’uomo, poco prima di entrare in aula.
Sull’esito del procedimento, per il quale i legali del padre di Sanaa hanno chiesto il giudizio abbreviato, De Biasio ha affermato di credere che «non ci sia un caso più eclatante, veritiero e con tutte le prove schiaccianti come questo, pertanto - ha sottolineato - mi attendo una pena esemplare». Per quanto riguarda infine il rapporto con la madre e le sorelline di Sanaa, De Biasio ha riferito che «ci sono stati nelle prime settimane ma ultimamente meno, in quanto sono sorte delle difficoltà per una sorta di ostruzionismo che avverto da chi circonda la famiglia. La possibilità di vederle è davvero molto limitata. Con la comunità marocchina - ha concluso - non c’è invece alcun tipo di rapporto».
Nel giorno dell’inizio del processo prende posizione anche il presidente delle donne marocchine nel Paese. «Oggi tutta l’Italia si schiera dalla parte delle donne, dalla parte di Sanaa. Oggi, ribadiamo una volta di più che in quel tribunale siamo tutte Sanaa». È questo il commento di Souad Sbai, parlamentare del Pdl e presidente di Acmid Donna (Associazione delle donne marocchine in Italia). «La nostra presenza è il simbolo della lotta senza quartiere che intendiamo ingaggiare per sostenere e proteggere le donne segregate e offese nella loro dignità».

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