Ragazzi di campagna

Laureati, con esperienze all'estero e la passione per la tecnologia: sono i "nuovi contadini". Nuovi e soprattutto giovani: dal 2015 a oggi gli agricoltori under 35 sono aumentati del 12 per cento

In Italia ci sono almeno 200mila posti di lavoro liberi. Posti che potrebbero, almeno in parte, rispondere all'emergenza disoccupazione. Sono nascosti nelle campagne del nostro Paese, disseminati fra le aziende agricole che oggi più che mai hanno bisogno di personale formato e desideroso di mettersi in gioco. Un numero più difficilmente quantificabile, almeno in termini assoluti, è invece il numero di chi negli anni più recenti ha puntato sull'agricoltura le proprie ambizioni imprenditoriali. Sono giovani, per lo più. E non pochi. Almeno a giudicare dalle statistiche disponibili.

Negli ultimi cinque anni l'Ismea, l'istituto pubblico che si occupa di servizi per il mercato agricolo, ha segnalato un aumento del 12 per cento delle aziende agricole guidate da under 35. Un dato che va di pari passo con l'aumento degli iscritti alle facoltà di Agraria e con il gran numero di richieste ricevute dalla stessa Ismea che ha di recente messo all'asta 386 campi abbandonati in tutta Italia, censiti nella Banca nazionale delle terre agricole. Oltre 10mila ettari in totale sparsi soprattutto fra Sicilia, Calabria, Umbria, Toscana, Emilia, Veneto, Lombardia e Liguria. Tra gli under 41, per i quali è prevista una corsia preferenziale, con mutui trentennali al 100% e sostegni ad hoc, le domande sono state più di 1.700, in pratica 4,5 richieste per ogni appezzamento assegnato.

NUOVA IMMAGINE

Accanto ai giovani ci sono le donne, per le quali lo stesso istituto ha lanciato delle offerte di mutuo fino a 300mila euro a fondo perduto. Anche in questo caso l'obiettivo è lo stesso: favorire un ricambio di energie imprenditoriali nelle nostre campagne. Seguendo un fenomeno che sembra ormai radicato da qualche anno: il ritorno alla terra, guidato nel nostro Paese dagli oltre 56mila giovani under 35 che sono oggi alla guida di imprese agricole.

È un primato a livello comunitario, che sta cambiando il volto del settore. Perché oggi il ritorno alla terra fa rima con tecnologia e formazione. E con un'immagine nuova. Addio al mestiere visto come residuo del passato. Anzi, tutto il contrario: oggi l'agricoltura è percepita come la possibilità, rara e perfino trendy, di accoppiare tradizione e modernità ecologica. «Abbiamo fatto fare un sondaggio», dice il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. «Più di otto italiani su dieci, per la precisione l' 82 per cento, sarebbero contenti se il proprio figlio lavorasse in agricoltura».

Lo spazio per crescere c'è, sostiene Prandini. «Oggi per via del virus mancano anche gli stagionali che arrivano dall'estero. Ma in realtà c'è bisogno di molto di più: «Si va dalla produzione alle attività multi-funzionali, come la vendita diretta, i servizi di welfare per le aziende del settore, le energie rinnovabili, solo per citare le principali prosegue Prandini -. Ma mancano anche figure specializzate nelle attività più innovative, come l'agricoltura di precisione. Allo stesso tempo non troviamo più figure che appartengono all'agricoltura più tradizionale, come i potatori. Per tutti vale una condizione preliminare», avverte Prandini, «che è particolarmente stringente soprattutto per chi arriva da esperienze diverse: non si può prescindere da uno sforzo di formazione e di professionalizzazione».

ADDIO UFFICIO

Veronica Barbati, delegata nazionale di Coldiretti giovani impresa è sulla stessa lunghezza d'onda: «Noi la vediamo come un'opportunità. Per noi e per i nostri coetanei che vogliono fare il salto e ritornare alla vita dei campi. Tutto sommato l'emergenza Covid sembra darci ragione: l'agroalimentare è uno dei pochi settori che sta tenendo».

Gli inediti protagonisti del settore, dice Barbati, «sono i cosiddetti agricoltori di nuova generazione. Sono under 35 che arrivano spesso da altri settori o da esperienze familiari lontane dall'agricoltura, spesso hanno vissuto in città e conoscono la vita d'ufficio. La metà di loro è laureata, il 57 per cento ha puntato sull'innovazione, ma, soprattutto, il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più professionalmente realizzato di quanto non fosse prima. Tra di loro è rilevante anche la presenza femminile che è pari praticamente a un terzo del totale (32 per cento)».

Le loro storie sono tutte diverse, ma hanno anche caratteristiche costanti di intelligenza e modernità. Il Giornale ne ha raccolte alcune.

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