"Il Ramadan ancora al Ciak? No, non ci hanno pagato"

"Il Ramadan ancora al Ciak? 
No, non ci hanno pagato"

Il percorso parte subito a ostacoli. Il problema è la sistemazione dei musulmani milanesi per la preghiera del Ramadan (dal 20 agosto al 20 settembre). E riemerge là dove è stato lasciato lo scorso settembre: dal teatro Ciak in via Procaccini, e dalle difficoltà di mettere tutti d’accordo. Il prefetto Gian Valerio Lombardi ieri ha spiegato la sua intenzione: ripetere una soluzione come quella dello scorso anno, che non ha creato problemi. Almeno non al quartiere. «Penso che più o meno ripeteremo la soluzione dell’anno scorso - ha detto Lombardi al termine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza in prefettura -. Le cose che hanno funzionato vanno sempre ripetute». «Stiamo lavorando su questo tema. È nella nostra attenzione e credo troveremo una soluzione», ha concluso il prefetto. Il problema è che Gianmario Longoni, presidente delle Officine Smeraldo e gestore del teatro, l’esperienza non la considera positiva, e non intende ripeterla, perché non ha avuto quel che a suo giudizio gli spettava per l’affitto della struttura: «L’anno scorso io ci ho rimesso - spiega -. Abbiamo avuto solo 5mila euro, praticamente il costo della luce per una settimana. E attenzione, io sto parlando dei costi della struttura, non del prezzo». «A queste condizioni - dice - io non ci posso stare. Io se voglio fare beneficenza la faccio in privato e volontariamente. Non in questo modo. Se le condizioni sono queste non siamo disponibili a ospitare la preghiera dei musulmani». La prefettura precisa che le spese legate all’uso del teatro sono «a carico degli interessati», dunque della comunità islamica che si è avvalsa dell’ospitalità del Ciak: l’Istituto culturale islamico di viale Jenner. Il direttore, Abdel Hamid Shaari, interpellato, risponde così: «Siamo andati dove il prefetto ci ha detto di andare, ma nessuno ci ha mai parlato delle spese». Per poi aggiungere: «Se qualcuno ce ne parla, siamo disponibili a discuterne». Le difficoltà legate alla disponibilità del Ciak spiegano anche la prudenza di Divier Togni, che non è solo il proprietario di quel Palasharp di Lampugnano che tutte le settimane ospita la preghiera islamica del venerdì, ma è anche proprietario del Ciak, dato però in gestione allo Smeraldo di Longoni: «Ho parlato con il prefetto e con il Comune - dice Togni - per quel che riguarda il venerdì a Lampugnano non ci sono problemi, per il Ciak dipende anche dal gestore. Ne parleremo fra una settimana». Difficile anche per quest’anno che il Palasharp possa essere usato anche per la preghiera serale del Ramadan: «Abbiamo una programmazione di spettacoli già definita» precisa Togni. Il centro più grande della città, intanto, la Casa della cultura islamica di via Padova, ha chiesto al Comune la disponibilità quotidiana - e non solo settimanale - della palestra di via Cambini.

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