Rapinatori pasticcioni: tutte le tracce portano al loro rifugio

Rapinatori pasticcioni: tutte le tracce portano al loro rifugio

La prima rapina non si scorda mai. Ci metteranno un bel po' a dimenticarla i due genovesi arrestati venerdì pomeriggio dai carabinieri di Campomorone e Pontedecimo, pochi minuti dopo aver messo a segno il loro primo colpo ai danni di una tabaccheria. Quando i militari hanno fatto irruzione nella casa di uno dei due, la coppia stava ancora festeggiando e spartendosi il malloppo. Mal gliene incolse. «I soldi ci servivano per pagare le bollette», la scusa abbozzata davanti ai carabinieri che li hanno tratti in arresto. G.Tanda (29 anni) ed E. Parodi (22), residenti entrambi a Mignanego ed entrambi disoccupati, avevano pianificato la rapina nei minimi dettagli.
Il primo, armato di pistola giocattolo, giubbotto arancione reversibile e passamontagna, era entrato nella ricevitoria di via Gallino al momento della riapertura pomeridiana quando era ancora vuota. Simulando un accento spagnolo («Dinero veloce!»), si è fatto consegnare dalla proprietaria 600 euro. Il secondo aspettava il compare a bordo dell'auto con la quale i due si sono subito dileguati. La titolare ha dato l'allarme alla centrale operativa e ha richiamato l'attenzione di una passante che è riuscita a prendere alcuni numeri di targa dell'auto: una Matiz Chevrolet. Ed è stata la testimone a indicare la direzione di fuga ai militari accorsi sul posto. Le ricerche sono state diramate a tutte le pattuglie della zona. La segnalazione è stata raccolta dai carabinieri di Campomorone che pochi minuti dopo hanno individuato l'auto usata per il colpo e l'abitazione del rapinatore più giovane.
La coppia si era già disfatta del passamontagna e della pistola, ma non del giubbotto riconosciuto dai militari nonostante il proprietario lo avesse girato dall'altra parte. «Avevano iniziato a escogitare qualche piccola astuzia. - spiega il tenente Luciano Passera - Il fatto di non essere professionisti li rendeva ancora più pericolosi».