Rasha, tacchi alti e velo giallo «Io, musulmana, sto con Fini»

IL PERSONAGGIO Laureata, 28 anni, figlia di egiziani emigrati a Milano, a giugno si era candidata alla Provincia con la «Sinistra critica»: «Mi hanno deluso, sono inconcludenti...»

Rasha, tacchi alti e velo giallo «Io, musulmana, sto con Fini»

Rasha «nel covo dei lupi». Lei ci scherza su così: ma in effetti non si vedono tutti i giorni ragazze con velo e «di sinistra» a iniziative del centrodestra. Eppure tra i personaggi di ieri alla festa del Pdl indubbiamente c’è anche lei. Rasha, 28 anni, musulmana, nata in Italia da una famiglia di immigrati egiziani, candidata alle Provinciali di giugno per Sinistra critica - la «costola sinistra» di Rifondazione comunista. Sì, perché oggi Rasha è una sostenitrice di Gianfranco Fini. E ammette che «quando ci si parla e ci conosce tanti pregiudizi e incomprensioni vengono meno». Per esempio si scopre che nella dirigenza e nella base del Pdl «non sono contrari alle moschee».
Lei non frequenta i centri religiosi, ma una delle persone che stima di più è il direttore della moschea di via Padova Mahmoud Asfa. Insieme alla sorella minore, Rasha è arrivata al Palalido con velo giallo, trucco, scarpe col tacco e borsa griffata e intonata. Laureata in relazioni internazionali, sta studiando scienze cognitive. Ha conosciuto Ignazio la Russa in un caffè di Milano il giorno delle elezioni («ci ha chiesto se avevamo votato») ed è stato il ministro a presentarla a Fini, ieri, al laghetto del Palalido. «Quando le ho chiesto perché si fosse candidata con Turigliatto mi ha risposto “e chi è?” - ha raccontato divertito il ministro della Difesa al presidente della Camera -. Allora ho capito che si poteva salvare». «In effetti devo ancora capire molte cose della politica» sorride oggi Rasha. Ma almeno una le è chiara fino in fondo: «Questa sinistra è inconcludente. Mi aveva attratto per i discorsi sull’immigrazione, ma io sono un’impaziente, e quando i discorsi restano tali mi stanco. Ho le mie idee su velo, moschee e tante altre cose, e non so quanti le condividono nel Pdl, ma voglio provare a parlare con loro. Intanto ho capito che non sono razzisti, anche se così dicono i giornali».