Recita numero 100 per la Scala in terra di Sol Levante

La Scala in Giappone è di casa. E stasera questa gemellaggio d’elezione sarà suggellato nella prestigiosa Nhk Hall di Tokyo dalla centesima rappresentazione del teatro milanese nella terra del Sol Levante, in apertura della settima tournée nipponica in quasi trent’anni (la prima fu nel 1981). Come esigono le grandi occasioni, il programma è di quelli che non tradiscono, all’insegna - naturalmente - di Giuseppe Verdi. «Aida», dunque, e «Don Carlo», per un totale di nove recite nel giro di due settimane, oltre all’unico appuntamento con la «Messa da Requiem» del 10 settembre e al secondo concerto del 16 con un medley di cori e sinfonie. Significativa nota di cronaca: per l’ultima recita del «Don Carlo», in chiusura di trasferta, il 17 settembre, è prevista la presenta del presidente della Repubblica italiana Napolitano e dell’imperatore giapponese Akihito. Allestimenti recentissimi per le due opere verdiane, al fine di rispecchiare al meglio l’attualità della «fabbrica Scala»: l’«Aida» è quella del 2006, con regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Maurizio Millenotti, coreografia di Vladimir Vassiliev e Daniel Barenboim sul podio; il «Don Carlo» proposto nella fresca «stesura» del 2008, per la regia e le scene di Stéphane Braunschweig, i costumi di Thibault van Craenenbroeck e la bacchetta del milanesissimo Daniele Gatti. Il tutto, ovviamente, «condito» con orchestra, coro (maestro Bruno Casoni) e corpo di ballo (direttore Makhar Vaziev) del Piermarini. Anche il cast si traduce nel meglio disponibile: Violeta Urmana e Maria José Siri nel ruolo della schiava (e principessa) etiope; Johan Botha e Stuart Neill in quello di Radames. In «Don Carlo», toccherà a Ramon Vargas e ancora Stuart Neill vestire i panni del protagonista, mentre il re Filippo II sarà interpretato da René Pape. Questa settima tournée giapponese della Scala, che ha guadagnato all’ente un nuovo prestigioso sponsor, il gruppo nipponico Jti, si inserisce nel più ampio evento di «ItaliaGiappone 2009», manifestazione promossa dal ministero degli Esteri italiano. Ma perchè questa felice congiunzione astrale tra Italia e Giappone, che si traduce in un evidente rapporto di ammirazione reciproca (ma forse più da parte nipponica...) che lega i due Paesi così lontani e così differenti? Il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner ci ha pensato su e ha provato a dare una risposta convincente: «In fondo la Scala rappresenta, nel mondo globalizzato, quello che la cultura italiana e la cultura giapponese, nelle loro più alte espressioni, sono gelosamente impegnate a salvare e preservare: la consapevolezza che l’eccellenza di oggi e di domani si conquista e si domina solo rispettando il proprio passato». Sul Giappone, al riguardo, non abbiamo dubbi. L’Italia invece (nel suo insieme, s’intende) può solo migliorare.