Il regalo del Demanio agli enti locali

Comuni, Province e Regioni decideranno quali beni valorizzare e quali vendere. Ma solo per ridurre il debito. Nella lista l'Idroscalo di Ostia, fari, ex conventi e aeroporti: valgono ben tre miliardi

Il regalo del Demanio agli enti locali

Roma - Pezzi di Dolomiti, isolotti nel mare più bello, una manciata di fari, i locali del cinema «Nuovo Sacher» di Nanni Moretti e palazzi storici romani. Ce n’è abbastanza da fare impazzire gli immobiliaristi nella lista dei «beni disponibili» che il Demanio sta ancora stilando e che uscirà, nella versione definitiva e ufficiale, tra qualche settimana.
Il federalismo demaniale non significa vendita di edifici e terreni pubblici, ma la cessione a Regioni, Province e Comuni, a titolo gratuito, di alcuni beni statali. Starà a sindaci, presidenti e governatori decidere cosa farne. Quali valorizzare e quali dismettere. Ma con dei limiti precisi.

Gli introiti di un’eventuale cessione dovranno andare tutti a riduzione del debito. Non si potrà né finanziare la spesa corrente né fare investimenti vendendo i beni disponibili, il cui valore complessivo ammonta a poco più di tre miliardi di euro.

Non si potrà quindi vendere l’argenteria per finanziare la spesa. E questo è un incentivo a usare al meglio i tesori pubblici. Anche se - a vedere la lista - non mancheranno pressioni sui governi locali affinché mettano sul mercato i beni inclusi. Le perle sono tante. Faranno sicuramente gola i palazzi storici della Capitale. L’agenzia Ansa, che ha anticipato una bozza della lista, riporta il museo etrusco di Villa Giulia, il cui valore di inventario, rivela l’agenzia di stampa, è poco più di quattro milioni e mezzo di euro.

Ai poteri locali anche un palazzo di piazza delle Coppelle attualmente in uso al Senato (valore 22,5 milioni di euro) e l’archivio della Corte dei conti nel quartiere della Bufalotta (meno di 67 milioni). A Bologna c’è l’ex convento della Carità a 330mila euro, mentre a Trieste c’è l’Archivio di Stato (del valore di inventario di quasi 5 milioni di euro).
A Genova c’è l’ex cinta fortilizia detta Mura degli angeli. Mentre a Venezia è reso disponibile l’ex forte di Sant’Erasmo (quasi 7 milioni di euro).

Non sorprende l’inclusione del fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti che si trova a Roma, vicino a Trastevere, stimato 4 milioni e mezzo di euro. Fa parte di un quartiere già interessato da dismissioni (ad esempio delle Ferrovie dello Stato). Sempre in zona, c’è lo spazio dove si tiene il famoso mercato romano di Porta Portese. Nella Capitale c’è l’idroscalo di Ostia, meno prestigioso ma famoso perché è lì che morì Pier Paolo Pasolini. Trasferito agli enti locali anche un campo da golf nell’isola di Albarella in Provincia di Rovigo.

Nella lista sono finiti anche alcuni fari. C’è quello di Mattinata sul Gargano, quello di Punta Palascia a Otranto e lo Spignon di Venezia. Sicuramente ambitissimi, anche se sembrano più adatti alla valorizzazione che a una vendita. Un po’ come è successo in Croazia, dove le lanterne sono da tempo state riconvertite in strutture turistiche di lusso.

Impossibili da vendere le Dolomiti. Nella lista c’è un bel pezzo di monti di corallo, ma solo quelle del Cortinese, in provincia di Belluno. Si va dal Cristallo, alla Croda Rossa, al Sorapis all’alpe di Faloria. Da qualche tempo, in coincidenza con l’inclusione delle Dolomiti tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco, le autorità locali hanno rivendicato la proprietà delle montagne, che sono dello Stato dalla fine della Prima guerra mondiale. Non sarebbero tra i beni disponibili le Dolomiti che si trovano in Trentino e in Alto Adige.

Nella lista ci sono anche degli isolotti in prossimità di Caprera, ma anche l’isola di Santo Stefano vicino a Ventotene, ceduta «pezzo per pezzo»: dall’ex carcere all’attracco agli arenili. Poi diversi terreni e fabbricati nell’isola di Palmaria vicino a Portovenere. Ma c’è anche un pezzo di spiaggia a Sapri e la «spiaggia del lago di Como» di manzoniana memoria a Lecco.

Tante le ex strutture militari e le infrastrutture civili. Si va dall’ex aeroporto di Bresso (Milano) a quello di Bagno Piana all’Aquila; c’è l’ex base missilistica di Zelo in provincia di Rovigo e numerosi rifugi «anti-aerei» della città di Siena. Ai poteri locali anche alcuni tratti ferroviari, come l’antico tracciato della direttissima Roma-Napoli fino a un pezzo del raccordo ferroviario a Briosco, in provincia di Milano. Beni, questi ultimi, difficili da vendere, ma anche da valorizzare.

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