Ogni polemica di taglio culturale, anche quelle costruite sul nulla, è un'occasione ghiotta. La sinistra prova a far nascere uno scontro sul mancato finanziamento del Mic al docufilm su Giulio Regeni. Lo scopo è trasformare una scelta tecnico-amministrativa in un caso politico. In questo modo, il dibattito sul merito perde di significato. E le reazioni emotive fanno la voce grossa. Paolo Mereghetti, critico cinematografico, e Massimo Galimberti, docente di cinema, si dimettono dalla Commissione esperti, l'ente che valuta le opere. È una scelta di rottura contro l'"andazzo". Nel calderone, finisce persino il presidente della commissione Cultura della Camera dei deputati Federico Mollicone. Il meloniano smentisce di aver avuto qualunque ruolo sul mancato finanziamento. E anzi offre la Camera dei deputati per una proiezione dell'opera. "Il documentario meritava di essere finanziato per il tema. Sono fra quelli che pensa che dovremmo andare fino in fondo per ottenere la verità", argomenta Mollicone, che comunica di aver dato mandato ai suoi legali contro le fake news che circolano sul caso.
Il Pd, con il deputato Gianni Cuperlo, prova a spostare la battaglia dai giornali all'aula, e interroga Alessandro Giuli. Cuperlo parla persino di "servilismo degli interessi". Il ministro della Cultura, dopo aver dichiarato di non condividere il mancato finanziamento, dà una notizia: "È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse e da sezioni diverse della commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo che, come sapete, non condivido né sul piano ideale né sul piano morale". Insomma, fosse dipeso dal governo il docufilm sarebbe stato finanziato eccome. Ma l'esecutivo non può intromettersi nelle scelte delle commissioni. La struttura di queste ultime, poi, dipende da una legge dell'ex ministro della Cultura Dario Franceschini. E il fatto che Tutto il male del mondo, il docufilm su Regeni, fosse già stato bocciato merita un approfondimento. Se non altro perché proprio Massimo Galimberti, nel 2024, era stato scelto come coordinatore generale della commissione esperti "per tutta l'annualità". Il che non vuol dire che il docente abbia contribuito a escludere l'opera dai finanziamenti. Ma è di sicuro significativo sull'inesistenza di un "andazzo" determinato dal centrodestra. Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni alza il tiro sulla commissione ministeriale: "Diversi titoli, tra gli ammessi e non ammessi al contributo, sono discutibili e non parliamo nel dettaglio solo del documentario sul caso Regeni. In particolare, sono profondamente colpita dalla bocciatura dell'ultima sceneggiatura di uno dei più grandi maestri italiani, Bernardo Bertolucci". L'esponente della Lega ha detto di aspettarsi le "dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni".
Intanto il docufilm con la regia di Simone Manetti prodotto da Ganesh e Fandango, torna nelle sale di tutta Italia. La polemica può portare gente al cinema, certo. Ma il centrodestra non ha mai fatto la guerra alla verità su Giulio Regeni.