Regionali, il Pdl cerca l’intesa sui rebus Campania e Veneto

GIOCHI APERTI Per il dopo Bassolino in corsa anche Caldoro Vicino il patto con la Lega

RomaTre ore e passa di riunione nel parlamentino di Palazzo Grazioli, dove dalla mattina si affollano deputati, senatori e dirigenti del Pdl campano per sostenere quasi all’unanimità la candidatura alla presidenza della Regione di Nicola Cosentino. Sono in molti a parlare e quasi tutti si schierano dalla parte dell’attuale segretario all’Economia, dando un segnale piuttosto forte se all’incontro prendono parte anche i presidenti delle Provincie di Napoli, Salerno e Avellino che da soli rappresentano il 75% del territorio. Una riunione che negli intenti di Cosentino deve servire a superare le forti perplessità di Italo Bocchino e Mara Carfagna, decisamente più propensi a candidare Stefano Caldoro e certamente molto ascoltati l’uno da Gianfranco Fini e l’altra da Silvio Berlusconi.
Così, ci sta che in un conteso del genere si crei anche una situazione piuttosto paradossale. Con un finiano doc come Bocchino a parlare di «incontro irrituale» perché «certe decisioni le prende l’ufficio di presidenza» e «non possiamo creare un simile precedente», mentre Berlusconi non esita a dirsi «felice» di «tanto dibattito interno» perché «il Pdl non è certo una caserma». «Cesarismo al contrario», ironizza più d’uno dei presenti. Di certo, la giornata registra un punto a favore di Cosentino nel suo braccio di ferro con Bocchino e Carfagna, anche se la partita non sembra ancora chiusa. Lo lascia intendere il Cavaliere quando nel suo intervento prende atto delle istanze del territorio (di certo, dice, la forbice si restringe a Cosentino e Caldoro), lo dice chiaro Ignazio La Russa. «Ogni decisione è rimandata a fine mese», spiega il ministro della Difesa. Quando, non certo un dettaglio, le primarie del Pd avranno finalmente dato un segretario al Partito democratico e si saprà il nome del loro candidato in Campania. Fosse Vincenzo De Luca, per esempio, lasciar fuori dalla partita uno con i voti e il consenso di Cosentino potrebbe essere rischioso. Ma sulla decisione peserà anche il giudizio di Fini, che da Berlusconi ha avuto ampie rassicurazioni su un suo completo coinvolgimento nella partita delle regionali e che ha già incassato un candidato di scuola An sia in Calabria che nel Lazio.
E proprio il presidente della Camera ha avuto ieri ad Asolo un lungo colloquio con il governatore del Veneto Giancarlo Galan che vede sempre più lontana una ricandidatura e che sta ragionando su una corsa in solitaria con l’appoggio dell’Udc. «Fino a quando nessuno mi spiegherà per quale motivo uno che ha governato bene non debba continuare a farlo - dice - la mia risposta sarà sempre la stessa: resto in campo». Poi, a chi gli chiede se tornerà a Roma per avere una risposta definitiva, replica tranchant: «Esistono anche i telefoni e se finora non hanno squillato è perché temo non ce ne sia motivo».
La Lega, intanto, pregusta la presidenza del Veneto, regione da 15 anni in mano a Forza Italia. Anche se manca ancora il nome del candidato. Restano in lizza il ministro Luca Zaia, il presidente dei senatori Federico Bricolo e il sindaco di Verona Flavio Tosi. Con il titolare dell’Agricoltura dato in pole position. Con lui candidato, dice un sondaggio citato dal senatore Piergiorgio Stiffoni, la Lega avrebbe da sola il 57%. Ma Zaia non si sbilancia: «Il Veneto noi lo vogliamo, ma rispetto le gerarchie e sarà Bossi a dire quali saranno le nostre Regioni e i nostri presidenti». E affonda su Galan: «Dice che è pronto a correre con una sua lista? È un problema suo, non nostro. Di certo non passiamo notti insonni».
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