Finalmente si "regola lo sregolato" lobbismo italiano. È passata quasi sotto silenzio, così come al buio e nel silenzio si sviluppa in Italia l'attività lobbistica, l'approvazione nei giorni scorsi da parte della Commissione Affari Costituzionali della Camera, sotto la regia attenta del presidente Nazario Pagano, di un testo normativo che reca una disciplina del lobbying.
In Italia in effetti i lobbisti operano in modo sregolato, probabilmente in tutti i sensi.
Dei grandi paesi infatti l'Italia è l'unico in cui il buio della legge della giungla ha sin qui caratterizzato l'attività del lobbying.
Non so se, così come recitano i testi sacri sul lobbying degli Usa, attualmente anche in Italia l'attività del lobbying si eserciti soprattutto tramite le tre "B": Billets, Bubbles, Boobs. Soldi, champagne e seni femminili
Eppure i gruppi d'interesse, i gruppi di pressione, pesano non poco sui meccanismi decisionali, agendo presso i vertici dei ministeri, presso il Parlamento, presso le Authorities e presso gli altri soggetti decisionali pubblici. Anzi, oggi pesano decisamente più di ieri in quanto i partiti organizzati hanno perso una parte significativa del loro peso.
È perfettamente fisiologico (non a caso negli Stati Uniti il lobbying si basa su un preciso emendamento costituzionale) che le rappresentanze di interessi assumano un ruolo significativo ai fini delle decisioni pubbliche, in parlamento ancora più che presso altri soggetti istituzionali.
D'altronde già nelle indagini conoscitive, nelle audizioni informali nelle commissioni parlamentari da sempre vengono ascoltati i rappresentanti degli interessi organizzati.
L'ipocrisia istituzionale italica sin qui però ha impedito di rendere trasparente il ruolo dei gruppi di pressione, delle lobbies nei processi decisionali.
Di una sana trasparenza, come avviene grazie a una nuova normativa in via (speriamo) di approvazione, beneficiano sia le istituzioni che i cittadini.
Oltretutto attualmente, alla luce della previsione nel codice penale di un reato come quello del traffico di influenze illecite, la linea di confine tra questo "traffico" e la legittima attività di rappresentanza di interessi era molto labile.
Eppure il fenomeno era molto palese. Bastava affacciarsi ad esempio all'area antistante della Commissione bilancio della Camera dei deputati, durante l'iter della legge finanziaria, e lì stavano seduti regolarmente sia i dirigenti delle relazioni istituzionali delle grandi o medie imprese e delle associazioni di imprese, sia gli esponenti delle agenzie e società di lobbying. Che man mano si scambiavano opinioni, consigli e pure bigliettini con i membri della Commissione.
È davvero un bene che finalmente si alzi il sipario e si faccia trasparenza sui processi decisionali parlamentari e pubblici.
I soggetti portatori di interessi, i rappresentanti delle imprese, i gruppi di pressione sono infatti in grado anche di offrire ai procedimenti decisionale pubblici o agli altri procedimenti decisionali pubblici elementi di informazione, di studio, di documentazione fondamentali ai fini di una più attenta valutazione delle decisioni.
Una vera democrazia deve prevedere che ciò non avvenga nel buio degli anfratti o di qualche corridoio di Montecitorio o di Palazzo Madama, fuori dai riflettori dell'informazione, ma in
modo chiaro, disciplinato, da parte di soggetti iscritti ad elenchi ufficiali, e trasparente.Un Parlamento e un decisore pubblico più informato e più documentato rappresentano infatti una garanzia in più per i cittadini.