"Repubblica", santa sede delle falsità

Il quotidiano e il cugino l'Espresso sembrano una Chiesa: la trinità è fatta da Eco, Saviano e Sofri, Scalfari è il Papa. De Benedetti? Presidente della Cei

"Repubblica", santa sede delle falsità

La Repubblica-L’Espresso è una Chiesa. Il Pontefice è Papa Eugenio Scalfari, che come San Pietro appare sul frontone del quotidiano come il Fondatore dell’Ecclesia e la Santissima Trinità oggetto di dogma, fede e devozione, è costituita dal Padre, Umberto Eco, il Figlio, Roberto Saviano, e lo Spirito Santo, Adriano Sofri. Ezio Mauro è il Prefetto della Congregazione del Sant’Uffizio per l’osservanza della fede, mentre Carlo De Benedetti è il Presidente della Conferenza Episcopale. Ieri, Venerdì Santo, sulle colonne anzi tra i colonnati della Basilica, c’è stata la concelebrazione solenne della Trinità che dall’altare de la Repubblica e sul sagrato dell’Espresso hanno cantato la Messa in lode del Signore e l’esorcismo contro il Demonio, il Cavalier Silvio. Oggi, sabato, toccherà, come vuole il rito, al Prefetto della Congregazione che scriverà il suo editoriale, e invece domani, domenica, si affaccerà dal balcone di Santa Repubblica il Papa Eugenio che dopo l’omelia, impartirà la benedizione apostolica ai presenti e la maledizione canonica agli assenti.
Ieri è stato distribuito ai credenti il nuovo messale dell’Espresso che recava in copertina le sacre immagini del Padre Eco e del Figlio Saviano ed un titolo vagamente biblico: un NOI, gigantesco, contro la legge. Il Padre, Umberto Eco, ha esortato dal Monte Sinai i credenti a resistere resistere resistere perché siamo al colpo di Stato strisciante. Il Figlio, Roberto Saviano, ha annunciato di disobbedire alla legge dell’impero del male, Berlusconi, in materia di intercettazioni, e lo Spirito Santo, Adriano Sofri, ha difeso il Figlio di
Dio dall’eresia del Manifesto che ha osato, tramite Del Lago, criticare Saviano e il Libro Sacro, Gomorra. Noi che non facciamo delle nostre idee un dogma di fede, non bruciamo gli eretici e non consideriamo la lotta politica come la guerra finale tra il Bene e il Male, sappiamo distinguere. Sappiamo, ironie giocose a parte, che Scalfari è un Signor Giornalista e giudichiamo perfino interessante la sua senile conversione alla filosofia e a Nietzsche.

Sappiamo che Monsignor Ezio Mauro il suo mestiere di Prefetto del Sant’Uffizio lo svolge bene, con meticolosa faziosità ma anche con vera professionalità. Che Umberto Eco è un Grande Intellettuale e merita un premio alla carriera. Che Adriano Sofri è un vero intellettuale anche se non merita un premio alla carriera. Che Roberto Saviano è un coraggioso giornalista, non ha torto sulle intercettazioni, su cui scrive cose di buon senso, che non è dogmatico come i suoi concelebranti e ha scritto un libro importante e comunque positivo. Come vedete, non c’è disprezzo irriguardoso verso nessuno di loro e rigetto pregiudiziale delle loro opinioni; e ciò nonostante il loro atteggiamento arrogante nei confronti di chi non la pensa come loro, nonostante il loro disprezzo a priori e la loro finzione d’inesistenza di chi dissente dal loro catechismo. Però guardiamoci negli occhi e diciamoci la verità: ma credete veramente che siamo davanti ad un golpe strisciante? Vedo molti strisciare, ma golpe non ne vedo proprio l’ombra. Mi pare,anzi, che in questo paese non si riesca a fare un grande riforma strutturale, un taglio vero alla politica, o una politica in favore del merito, come sognava Brunetta, proprio perché il potere è un’entità ineffabile, astratta, soggetta a mille vincoli europei, burocratici, parlamentari e a cento ricatti, mediazioni, compromessi. Ma vedete pure la legge sull’intercettazione, non riescono a vararla. E io sono contento, vi dico la verità, perché così non mi piace; ma vi pare che un potere golpista sia impotente a varare perfino una legge del genere? Vi pare possibile che un dittatore non riesca a far passare nemmeno una legge, pur contando su un’ampia e democratica maggioranza? Vi pare golpista un governo che ha dovuto perfino rimangiarsi l’abolizione di dieci piccole province (e menomale, era un infanticidio assurdo, perché bisogna eliminarne tutte, a cominciare dalle più costose e non certo dalle più piccole e meno costose)? Vi pare golpista un governo che manda il suo ministro dei beni culturali a inaugurare una mostra e il pubblico gli fa buu e gli impedisce di parlare? Vi pare golpista un governo che non può mandare un suo ministro a ricordare la strage di Bologna perché teme di essere contestato pur non c’entrando nulla con i governi dell’epoca e con la strage? Vi pare golpista un premier che invita la presidente della Confindustria a entrare nel governo e lei rifiuta a scena aperta con l’appoggio della platea? È grottesco che questa denuncia di golpe strisciante avvenga proprio mentre Berlusconi, citando avventurosamente Mussolini, dice di non avere potere se non sul proprio cavallo.

O volete dire che il golpe lo sta facendo il colonnello Tremonti con i sacrifici imposti e la finanziaria? Ma la stessa manovra la stanno facendo in tutta Europa, ieri nella Spagna di Zapatero. Via, non scherziamo.
Per finire vorrei notare l’indecorosa vecchiaia a cui è stato condannato dalla sua stessa Chiesa Umberto Eco. Viene invocato ed esposto come una sindone ogni volta che deve esprimere anatemi contro il nemico del popolo di Repubblica e per certificare, dall’alto della sua Infinita Sapienza, che ci troviamo in stato di peccato: per dirla in latinorum, meo golpe, meo golpe, meo grandissimo golpe. Come un ayatollah del laicismo tocca a Eco giustificare la fatwa, applicare la sharia e ad esortare alla jihad. A chi e a cosa vuol resistere, egregio professore, se non ai brutti effetti della vecchiaia e al rischio di suonare fuori luogo le trombe della salvezza, passando così per trombone?

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