Il «Requiem» di Verdi in missione di pace

Con il presidente Giorgio Napolitano in prima fila, Riccardo Muti dirigerà questa sera la Messa da requiem di Verdi nel cortile d’onore del Quirinale: un concerto straordinario, che si inserisce nella serie dei concerti delle «Vie dell’amicizia», che chiude il festival a Ravenna e vengono replicati il giorno dopo, portando in città lontane un messaggio di pace e un dono d’arte. Dopo aver visitato - sempre con il contributo di Telecom Progetto Italia - tanti luoghi «difficili» (Gerusalemme, Mosca, Istanbul, il Cairo, Damasco, El Djem), Muti con l’orchestra e il coro del Maggio Fiorentino erano attesi in Libano per due concerti, a Baalbeck e Beiteddine (città simbolo delle diverse radici culturali e storiche del Paese), oltre che per un omaggio musicale al nostro contingente militare di stanza a Naquoura. Ma gli ultimi avvenimenti locali hanno reso impossibile la trasferta per motivi di sicurezza. Così il Ravenna Festival ha dovuto cambiare location, trovando - grazie alla disponibilità subito espressa da Giorgio Napolitano - il palcoscenico più illustre e più significativo per un evento artistico di forte significato politico. Duemila persone vi assisteranno, comprese varie personalità politiche italiane e libanesi, e un drappello di militari del contingente di pace italiano in Libano. Tutti potranno invece ascoltarlo in diretta grazie a Radiotre (ore 21) o vederlo su Raiuno (il 26, alle 23.30). Ad interpretare i quattro ruoli vocali saranno chiamati solisti di talento: il mezzosoprano russo, Olga Borodina; il soprano greco Alexia Voulgaridou; il tenore greco Mario Zeffiri e il basso russo Ildar Abdrazakov. Il concerto sarà aperto dal canto di preghiera di suor Marie Keyrouz, la sublime voce libanese che incarna le antiche tradizioni delle chiese orientali, dal canto bizantino a quello siriaco, maronita, gregoriano e ambrosiano, repertori antichi, dei primi secoli del Cristianesimo. Il Requiem verdiano affronta il tema della morte, tema che attraversa tutto il percorso creativo verdiano, e che in questa pagina assume toni di intensa drammaticità. Muti, che ne è fra i più accreditati interpreti, lo definisce come l’espressione «di una continua lotta, quasi fisica, tra l’uomo e Dio; un opera terribile, soprattutto per i cantanti ai quali il compositore prescrive da una parte una vocalità melodrammatica, dall’altra una attenzione liturgica alla parola e ai suoi significati».

Per l’intrinseco valore artistico ed espressivo, ai giorni nostri questa partitura oltrepassa i confini della singola fede cristiana per rivolgersi all’Uomo, che nel suo ineluttabile destino, ma anche nella consapevolezza delle sue forze, intravede la possibilità di una consolazione.

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