Resca commissario della grande Brera: «Sarà il Louvre italiano»

Un commissario straordinario nella persona di Mario Resca (il consigliere per le politiche museali del ministero per i Beni Culturali), che verrà nominato a giorni per l'avvio dei lavori della Grande Brera, previsto nel 2010; un vero e proprio distretto braidense che comprenderà, oltre alla Pinacoteca (l'Accademia, come già più volte annunciato, verrà spostata) anche il dirimpettaio Palazzo Cusani, realizzando probabilmente la pedonalizzazione dell'intera area; la nascita di una fondazione su modello di quelle già operanti in Italia (una fra tutte la fondazione del Museo Egizio di Torino) che riunisca pubblico e privato comprendendo il ministero, il comune, la provincia, le imprese e i gruppi bancari. Schierati sotto la stupefacente tela della Predica di San Marco in Egitto di Gentile e Giovanni Bellini nella Sala VIII della pinacoteca, il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, il sindaco Letizia Moratti, l'assessore alla cultura del Comune Massimiliano Finazzer Flory, il direttore della Pinacoteca Sandrina Bandera, hanno sparato ieri una raffica di annunci, tutti riguardanti il futuro di un'istituzione già illustre ma che ora intende collocarsi - lo ha confermato Sandro Bondi - tra i primissimi musei d'Europa: «sarà il Louvre italiano», ha detto il ministro. L'occasione è stata la presentazione al pubblico del volume Brera. La Pinacoteca: storia e capolavori edito da Skira. Non soltanto la prima completa analisi e illustrazione della pinacoteca da cinquant'anni a questa parte, ma anche un mezzo di promozione che il Comune di Milano, in collaborazione con i ministeri della Cultura e degli Esteri, intende presentare a tutto il mondo, cominciando da New York, dove il volume comincerà il suo viaggio a novembre. Il progetto Grande Brera è indubbiamente collegato alla prossima Expo: i lavori infatti partiranno il prossimo anno per concludersi nel 2015. La nomina del commissario straordinario, come già avvenuto per i Fori Imperiali di Roma e per Pompei, consentirà di snellire le procedure delle gare d'appalto e metterà a disposizione di Resca diverse competenze. Da parte sua, il Comune interverrà nei lavori di ristrutturazione (affidati all'architetto Mario Bellini, con una lunga esperienza al Louvre) per il rinnovo del sistema di illuminazione. L'assessorato alla Cultura pensa invece a un biglietto cumulativo che comprenda la Pinacoteca e il vicino Museo del Risorgimento. Una celebrazione che vede Brera come faro culturale e potente fattore aggregativo, proprio quella pinacoteca nata non solo dalle raccolte ecclesiali lombarde ma dalle tante spoliazioni effettuate dall'esercito napoleonico. Un patrimonio immenso che non deve essere soltanto tutelato - secondo l'intendimento più volte ribadito da Bondi - ma deve diventare una grande risorsa per il futuro economico del Paese. «Altrimenti a che servirebbe - si è domandato il ministro - possedere, come possediamo, il cinquanta per cento dei beni culturali di tutto il mondo?». Comunque, la ricetta Bondi (se così vogliamo chiamare un modo più spedito di gestire le nostre grandi risorse museali) dove applicata sta già dando buoni frutti. Non soltanto le fondazioni museali (dall'Egizio di Torino al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) sono ampiamente in attivo, ma la risoluzione di tanti nodi scorsoi burocratici porta a eccellenti risultati. Ad esempio la decisione di tenere aperta la Pinacoteca di Brera nel giorno di Ferragosto (quanti anni ci sono voluti per arrivarci!): "Ci sono venuta anch'io - ha confermato Letizia Moratti -. Il 15 agosto scorso Brera ha staccato dodicimila biglietti e l'effetto positivo si è fatto sentire per tutto settembre». Non tutto è perduto in Italia sul piano culturale, anzi. «Non siamo una super potenza militare - ha detto ancora il ministro per i Beni Culturali - e neppure una superpotenza economica, ma possiamo diventare una super potenza culturale». Auguriamoci che tutto ciò si avveri. Intanto la Pinacoteca pensa non solo al futuro ma anche a documentare il proprio passato: il 9 novembre si aprirà una grande mostra fotografica sulla vita di Brera fra le due guerre. Non un periodo buio, come alcuni forse ancora si ostinano a pensare ma di grande sviluppo. «Fu proprio il ministro dell'educazione nazionale Giuseppe Bottai - conclude la sovrintendente Sandrina Bandera - a voler fare di Brera anche un centro per l'arte contemporanea». I successivi, cospicui lasciti della seconda metà del Novecento hanno confermato la validità di questa intuizione.
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