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Drink Kong raddoppia e apre in centro a Roma

Il cocktail bar di Patrick Pistolesi, da anni stabilmente nelle 50 Best dei migliori bar del mondo, raddoppia: alla sede storica nel rione Monti aggiunge un altro locale a Campo Marzio, in via dei Prefetti. Non semplicemente una copia dell’originale, ma un progetto a parte, che si articola in tre ambienti in successione: la sala bancone, la lounge e un’are appartata. Resta l’ispirazione giapponese

Drink Kong raddoppia e apre in centro a Roma
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Nel cuore più stratificato di Roma, là dove il barocco di Campo Marzio convive con il lusso discreto delle nuove aperture alberghiere, Drink Kong apre una nuova sede e sceglie di farlo senza replicare sé stesso. In via dei Prefetti 22, accanto a Casa JK, venerdì 17 aprile debutta Drink Kong Campo Marzio: non una semplice filiale del locale di Monti, ma un progetto autonomo, costruito attorno a un’identità precisa e a un’idea di ospitalità che prova a tenere insieme mixology, design e immaginario cinematografico.

Il nome è quello ormai consolidato del cocktail bar guidato da Patrick Pistolesi, presenza stabile da sette anni nella classifica dei World’s 50 Best Bars, ma il nuovo spazio sceglie una grammatica diversa. Più centro storico che street mood, più lusso contemporaneo che atmosfera underground, pur senza rinunciare ai codici visivi che hanno reso riconoscibile il marchio. Il risultato è un locale da circa cinquanta coperti, articolato in tre ambienti distinti, pensati per intercettare diversi tempi e modi della sosta.

La prima sala è quella dell’impatto immediato. Il grande bancone di otto metri, con bottigliera a tutta altezza, detta il ritmo dello spazio e si impone come fulcro visivo, insieme al logo dorato su fondo nero che firma l’ingresso nel mondo Drink Kong. Il progetto dell’architetto Roberto Antobenedetto lavora per sottrazione: linee pulite, materiali nobili come marmo, legno e ottone, e poi la luce blu, cifra ormai quasi narrativa del locale.

Resta l’estetica retro-futurista che ha contribuito al successo della sede originaria, ma qui viene tradotta in una forma più misurata, quasi alberghiera, coerente con il contesto di Campo Marzio. I richiami al Giappone, da sempre parte del lessico visivo di Pistolesi, sono disseminati con precisione. Il riferimento più esplicito è la citazione di Blade Runner, con una parete tridimensionale che riproduce la stanza di Deckard: un omaggio dichiarato al film del 1982 che diventa anche manifesto estetico dell’intero progetto, sospeso fra nostalgia e futuro.

Il secondo ambiente è la lounge, concepita per una permanenza più lunga e rilassata. Qui il dettaglio più interessante è la citazione architettonica: una porta di caveau in bassorilievo ispirata alla Hollyhock House di Frank Lloyd Wright, inserita come elemento scenografico nella parete centrale. Più che un semplice vezzo decorativo, è il segnale di una ricerca visiva che guarda oltre il mondo del bar design tradizionale.

Poi c’è la zona più raccolta, quasi nascosta, che richiama volutamente il lato più notturno e ombroso dell’universo Kong, in dialogo ideale con il Nite Kong. Qui le suggestioni giapponesi si fanno più esplicite: porte scorrevoli in legno di ciliegio e un’atmosfera più intima, pensata per chi cerca una dimensione meno esposta.

Il Giappone, del resto, attraversa tutto il progetto come una traccia costante. Non soltanto nelle forme, ma anche negli oggetti: il manifesto originale giapponese di Lost in Translation accoglie gli ospiti all’ingresso e funziona quasi da dichiarazione di intenti. È forse la sintesi più efficace dell’operazione: prendere Roma e guardarla con uno sguardo internazionale, filtrandola attraverso un immaginario cosmopolita fatto di cinema, musica e design.

Anche le collezioni disseminate nel locale raccontano questa direzione. Bottiglie, naturalmente, ma anche vinili giapponesi, colonne sonore di film iconici come Star Wars e le opere di Akira Kurosawa, riviste culto di grafica e architettura, fino alle installazioni floreali in stile ikebana curate da Dylan Tripp. Nulla sembra lasciato al caso, compreso il trattamento acustico degli ambienti.

Sul fronte della miscelazione, la parola chiave è invece leggibilità. La nuova drink list punta su una formula più immediata: grandi classici eseguiti con precisione, una selezione di signature storici e una forte attenzione all’aperitivo. Torna il Gaijin, uno dei cocktail simbolo della casa, accanto a una sezione dedicata agli Champagne cocktail, a proposte zero alcol e a una vera dichiarazione d’amore per il Martini, presente in cinque versioni: Classico, Gibson, Dirty, Vesper e Caviar.

Più che una nuova apertura, quella di Campo Marzio sembra allora il tentativo di riportare il cocktail bar di destinazione dentro il centro storico romano, intercettando un pubblico internazionale ma senza perdere il legame con la città. Un’operazione che parla la lingua del lusso contemporaneo, ma prova a farlo senza rigidità, puntando piuttosto su atmosfera, riconoscibilità e mestiere.

Drink Kong Campo Marzio sarà aperto tutti i giorni dalle 17 all’una di notte. Un nuovo indirizzo nel centro di Roma che guarda al futuro con la consapevolezza, molto romana, che il passato resta sempre nella stanza accanto.

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