Il retroscena Regioni contropartita Bossi e Fini incassano

nostro inviato a Sofia

L’annuncio di una riforma costituzionale sul fronte della giustizia che rimbalza da Sofia fino ai Palazzi della politica romani non è certo un fulmine a ciel sereno. Ma il frutto della dodici ore di forcing diplomatico di Silvio Berlusconi, che prima di partire per la Bulgaria ha incontrato uno dopo l’altro Umberto Bossi e Gianfranco Fini per poi cercare di chiudere definitivamente la querelle tra Giulio Tremonti e Gianni Letta. Con loro - mettendo sul tavolo anche la partita delle regionali - si è trovata un’intesa di massima su quello che per il Cavaliere dovrà essere il prossimo cavallo di battaglia del governo. A breve termine, spiegava ieri il premier nelle sue conversazioni private, perché «non ho alcuna intenzione di farmi impantanare» né dalle beghe parlamentari né dall’appuntamento elettorale di marzo che obiettivamente rischia di rallentare molto i lavori di Camera e Senato.
Un risultato che Berlusconi ottiene lasciando un discreto spazio di manovra agli alleati, concedendo alla Lega il candidato governatore in Veneto e molte rassicurazioni sul federalismo istituzionale. E dando a Fini il via libera non solo sulla Calabria ma anche su una tra Lazio e Campania (o forse entrambe, con il socialista Stefano Caldoro che nella seconda potrebbe mettere d’accordo sia il premier che l’ex leader di An). Ma anche promettendo al presidente della Camera che ci sarà un suo costante coinvolgimento nella stesura della riforma (si spiega così la presenza di Niccolò Ghedini e Giulia Bongiorno al faccia a faccia di giovedì scorso).
Restano, ovviamente, sfumature e sensibilità diverse. Perché se il premier è convinto che sia pressoché impossibile coinvolgere l’opposizione, Bossi e Fini sono invece intenzionati a fare più d’un tentativo. «Non escludo a priori - spiega l’inquilino di Montecitorio - che ci possa essere condivisione anche sui temi che riguardano l’orientamento giudiziario e credo si debba valutare su quali basi si possa cercare». Parole che non sono necessariamente un altolà, perché - dice Fini - è «evidente» che su questa materia «si può intervenire sia con leggi ordinarie che costituzionali» e «la scelta attiene solo alle forze politiche». Tanto che un finiano doc come Italo Bocchino non esita a parlare di «positivo clima di riflessione» che «coinvolge tutto il Pdl e la Lega» nel ricercare «soluzioni che evitino lo sconfinamento della magistratura nel terreno politico». Rispetti a qualche giorno fa, decisamente un passo avanti.
Diverso l’approccio della Lega, perché non è una novità che Bossi ritenga decisivo un coinvolgimento del Pd sul fronte del federalismo istituzionale. Non è un caso, dunque, che Roberto Calderoli parli di «splittare le riforme» e tenerle su due «binari paralleli» (su uno la giustizia, sull’altro le riforme istituzionali). Quel che sta a cuore davvero al Carroccio, spiega infatti Roberto Cota, è rimettere in calendario «riforme come la riduzione del numero dei parlamentari e il Senato federale» sulle quali «è davvero difficile non essere d’accordo». Di fatto, quel federalismo istituzionale già bocciato dal referendum e su cui Bossi sta facendo di tutto per coinvolgere non solo il Pd (che sul federalismo fiscale si è astenuto) ma pure Fini. Se ci sarà il doppio binario, il Senatùr ha garantito a Berlusconi «appoggio totale» sul fronte della giustizia. Anche nell’eventualità - ventilata più volte dal premier - che si debba andare avanti a colpi di maggioranza e giocare poi la carta del referendum confermativo.
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