Il retroscena Voto il 28 marzo, via alla partita delle Regionali

Roma Si avvicinano le elezioni regionali e, non potrebbe essere altrimenti, si agitano le acque nella maggioranza. Già, perché alla tornata amministrativa che vedrà alle urne quasi tutte le regioni italiane manca un anno solo a parole visto che ai piani alti del ministero dell’Interno danno ormai per scontata per il voto la data del 28 marzo. Relativamente presto, insomma. Con la guerra delle candidature e delle alleanze - nello specifico quella con l’Udc - che inizierà già a settembre ed entrerà nel vivo a ottobre.
Ed è soprattutto questa la cartina di tornasole con cui leggere le polemiche di questi giorni nella maggioranza. Che incrociano sempre la strada della Lega per due diverse ragioni: l’intenzione del Pdl di dare un segnale verso il Sud senza perdere però di vista l’elettorato del Nord da una parte e la trattativa già aperta con l’Udc di Casini dall’altra. Così, ci sta che Berlusconi sottolinei allo stesso tempo l’importanza di un Piano Marshall per il Mezzogiorno e la necessità di andare avanti sulla strada delle gabbie salariali e fa parte del gioco la replica secca di Calderoli: «Il premier ci ruba i brevetti». Perché seppure l’asse tra il Cavaliere e il Senatùr resta solidissimo, è ovvio che l’imminente campagna elettorale impone a tutti e due di giocare la propria partita. Ed è soprattutto per questo che nelle ultime settimane il Carroccio non ha perso occasione per alzare il tiro, giocando come al solito anche sotto il profilo della comunicazione. Basti pensare alla proposta di inserire in Costituzione gli stemmi regionali, rimbalzata sulle prime pagine di tutti i giornali nonostante la proposta di legge fosse stata depositata al Senato più o meno un anno fa. Ed è sempre andando in questa direzione che trovano facile spiegazione le disquisizioni sul Sud, la querelle sui corsi di dialetto per i professori e, notizia di 48 ore fa, il botta e risposta tra Fini e Bossi sull’immigrazione.
Una partita, questa, che si incrocia con le trattative già in corso con l’Udc. Che in molte regioni i centristi siano determinanti non è infatti una novità ed è ovvio che a livello locale si siano già aperti dei tavoli (Casini e Fitto, per esempio, hanno avuto un lungo incontro con famiglie al seguito nel villaggio salentino di Serra degli Alimini). L’Udc, però, ha già fatto sapere senza esitazioni che non sosterrà candidati della sinistra radicale, dell’Idv e della Lega. E qui sta il punto, visto che il Carroccio punta tutto sulle regioni del Nord. Con Buttiglione che ha fatto sapere che non sosterranno la Bresso, lasciando intendere di essere disponibili a un’alleanza con il Pd nel caso cambi candidato governatore (magari con il centrista Vietti) piuttosto che appoggiarne uno di centrodestra insieme al Carroccio. Ancora più delicata, invece, la situazione in Lombardia e Veneto. Il Pirellone è l’obiettivo dichiarato di Bossi ma sia Formigoni che Galan potrebbero giocare d’anticipo e portare a casa il sostegno di Casini (che, ovviamente, sarebbe sostanzialmente ad personam e, di fatto, diventerebbe un ostacolo a una candidatura leghista).
In questo quadro - con settembre che sarà il mese in cui si inizierà a disegnare il quadro dei candidati governatori e delle possibili alleanze con l’Udc - ci sta dunque una certa agitazione. Che, c’è da giurarci, non si fermerà alle perplessità di Fini sul reato di immigrazione clandestina o sulle gabbie salariali ma andrà avanti anche nelle prossime settimane.

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