Un ring per i bisticci amorosi

Al di là dell’ingegnosa doppia trama (una cornice a sfondo buffonesco che racconta uno scherzo ai danni di un povero calderaio di nome Sly e una storia d’amore dalle striature insolitamente brillanti) e al di là dei frizzanti dialoghi uomo/donna che sorreggono liti, screzi, ingiurie di ogni tipo, la grandezza di una commedia come La bisbetica domata di William Shakespeare sta prima di tutto nella straordinaria risonanza «umana» dei suoi personaggi.
Come a voler dire, cioè, che sono proprio le caratteristiche dei personaggi - tratteggiate naturalmente con rara maestria - a instillare forza e plausibile poeticità alla vicenda raccontata nella commedia. Che è poi una vicenda di ieri e di sempre (e quindi anche attuale). Una vicenda emblematica, insomma, dove il mondo si specchia fin troppo facilmente nel teatro e dove questo si «limita» a replicare la vita, magari sublimandone gli aspetti più grotteschi e insidiosi. Motivo per cui ogni allestimento della celebre opera non può che evocare l’idea di un combattimento tra sessi (nello specifico quello tra l’isterica Caterina e del suo pretendente-marito Petruccio) al termine del quale la donna, sottoposta a orrende privazioni, cede e sembra sottomettersi.
Ma bisogna sottolineare «sembra», perché in fondo la realtà anche qui sfugge e non è facile delimitare il vero dall’inganno, la realtà dalle manipolazioni.
Lo spiega bene Marco Carniti nelle note che accompagnano il debutto del suo nuovo spettacolo, atteso per domani sera al Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese: «La bisbetica domata è un gioco comico di travestimenti di teatro nel teatro in cui l’apparenza prevale sulla realtà, dove si esamina il lato "dominante" del maschio, e di come questi sappia esercitare sugli altri il suo potere sessuale ed economico».
Non basta tuttavia fermarsi qui: «La nostra vita - prosegue Carniti - è una guerra di potere dove tutti fingono di essere altro da ciò che sono. Ognuno con il proprio obiettivo da raggiungere, ognuno con le proprie armi: potere, denaro, inganno, umorismo, forza, tortura». Motivo per cui il regista romano - reduce dal successo ottenuto sul grande schermo con il suo primo film, Sleeping Around, premiato all’Ibiza International Film Festival e in programmazione anche all’Isola del Cinema - ha deciso di ambientare questo matrimonio forzato in una palestra di allenamento: un ring dove a tirare fuori le unghie, i muscoli e la lingua avvelenata ci sono due interpreti energici e ben corazzati quali Sandra Collodel e Maurizio Donadoni.
Moderna, sportiva, eclettica, la femminilità della Collodel saprà senza dubbio regalare alla nevrotica Caterina una nuova freschezza, pur se i riferimenti a celebri «precedenti» non mancheranno: prima fra tutte Elizabeth Taylor nell’omonimo lungometraggio girato da Franco Zeffirelli nel 1967 con Richard Burton/Petruccio; ma ci piace citare anche la vitale spontaneità di Valeria Moriconi, affiancata da Glauco Mauri, in una felicissima regia che Franco Enriquez firmò nel 1974.
Maurizio Donadoni, da parte sua, è un attore che mantiene sempre le promesse, che sa calibrare toni e registri, che possiede un forte carisma scenico e che con intelligenza concilia personalità e personaggio, immedesimazione e ironia.
Al resto penseranno poi lo spazio assolutamente insolito del Globe (questo lavoro chiude la stagione estiva 2009), la musica con le sue sonorità elettroniche, classiche e d’epoca, il resto del cast (tra gli altri, Gianni Cannavacciuolo, Patrizio Cigliano, Melania Giglio), la traduzione di Masolino D’Amico e, inutile ribadirlo, l’insuperata modernità di Shakespeare.
Repliche fino al prossimo 20 settembre, Inizio spettacolo: ore 21.15. Informazioni: 06.06.08; info@globetheatreroma.com

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