Risanamento in volata Consob: «Per le banche nessun obbligo di Opa»

Un elemento di incertezza viene meno. La Consob, in serata, solleva le banche creditrici dall’obbligo di lanciare un’Opa su Risanamento, esonero che era stato posto come condizione dagli istituti stessi per l’efficacia del loro piano di salvataggio. Ma in fondo la piena ristrutturazione del gruppo immobiliare resta una grossa scommessa. Bisogna sperare che, nell’ordine: la Procura e poi il tribunale fallimentare accettino il piano delle banche; il piano produca effettivamente risultati concreti. Comunque sia, dopo la firma dell’accordo sul «pacchetto» di misure di rilancio, il titolo Risanamento corre in Borsa: +14% ieri, a 0,55 euro (dai minimi di marzo ha quintuplicato il proprio valore).
Fatto il piano, si chiude la prima fase di questa vicenda. Tutt’altro che scontato, però, che quella successiva sia in discesa. Il termine per il deposito in procura è mercoledì 9 settembre, ma dopo l’ok della Consob e - col cda convocato oggi - l’approvazione della semestrale, Risanamento potrebbe riuscire a presentare la documentazione già domattina. Ma quello dei pm, che avevano chiesto il fallimento di Risanamento, è uno scoglio vero: la sensazione è che la Procura voglia dare battaglia. Questioni di governance a parte, ci sarebbero perplessità sull’ammontare complessivo dell’intervento, giudicato forse insufficiente. Certo, le banche vogliono a ogni costo evitare la bancarotta, che obbligherebbe a una liquidazione delle attività immobiliari in un momento di debolezza del mercato e, soprattutto, darebbe agli istituti un ruolo non privilegiato nel rientro dei crediti. Preoccupazioni però, queste, non primarie per i magistrati. L’ultima parola spetterà al tribunale fallimentare, ma anche qui le indicazioni che emergono non sono per una decisione lampo.
Ad ogni modo arrivano i primi dettagli ufficiali del piano. Intanto la conferma delle cifre: aumento di capitale da 150 milioni di euro (prezzo di emissione delle azioni Risanamento 0,45 euro); convertendo da 350 milioni, che trasformerà parte dei crediti bancari in azioni della società; linea di credito supplementare da 272 milioni a copertura del bond di Risanamento, che potrà essere utilizzata a scadenza nel 2014, oppure prima, in caso scatti l’esigibilità anticipata dell’obbligazione. E vanno aggiunti «versamenti in conto capitale» fino a 94,9 milioni, un anticipo per le eventuali necessità della società nel periodo precedente l’aumento di capitale.
«Curiosità» del piano: oltre che da Intesa, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Bpm, è stato sottoscritto anche da Italease, con la quale è prevista la risoluzione di tutti i contratti di leasing esistenti. E il titolo della società ha decisamente festeggiato, +10,19%: i contratti verso la ormai ex galassia Zunino avevano causato l’aumento significativo delle perdite e degli incagli nel bilancio di Italease.
C’è poi l’aspetto delle holding di Luigi Zunino, attraverso cui l’immobiliarista controlla il 72,91% di Risanamento, quota destinata a una drastica riduzione (fino al 14%) con l’attuazione del piano delle banche. Confermati i nomi dei tre liquidatori: oltre al professor Maurizio Dallocchio e al professor Matteo Tamburini, anche l’architetto spagnolo, con studio in Svizzera, Marco Davide Castejon.

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