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Il rischio di cadere in una "spionicrazia"

Grazie alla "spionicrazia" e alla "dossiercrazia" non solo si danneggiano molti, ma si alimenta il potere di condizionamento dell'opinione pubblica di Report che dovrebbe essere servizio pubblico più che servizio di sostanziale diffusione di notizie e inchieste per larga parte reperite illecitamente

Il rischio di cadere in una "spionicrazia"
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A questo punto il rischio è quello di cadere in una sorta di "spionicrazia".

Già era accaduto col caso Striano, nel triangolo tra dossier degli spioni, un quotidiano come Il Domani in quel caso, e componenti della magistratura.

Oggi nel caso Bellavia il fenomeno è ancora più grave. Perché Il Domani è il giornale di proprietà di un privato ancora potente come De Benedetti mentre Report è una trasmissione della Rai. E la proprietà della Rai dovrebbe essere di noi cittadini in quanto servizio pubblico.

C'è il rischio "spionicrazia" anche perché le autorità competenti, nel caso Striano la commissione antimafia tra le altre, in questo caso la Commissione di vigilanza sulla Rai, oltre all'Autorità Garante della Privacy, sono lente, silenti e un po' sempre in ritardo.

Nel caso Striano emergeva con forza il conflitto d'interessi fra l'ex magistrato Federico De Raho e la commissione antimafia di cui lui è membro. De Raho guarda caso eletto dai 5 stelle

Infatti anche nel caso Bellavia c'è un doppio zampino dei 5 stelle.

L'avvocato Conte è un po' anche l'avvocato difensore di Ranucci che già trionfava alle manifestazioni dei 5 stelle e la presidente della commissione vigilanza sulla Rai, Barbara Floridia, guarda caso è un esponente dei 5 stelle.

Nella Commissione di vigilanza Rai in gioventù ci ho lavorato, in qualità di consigliere parlamentare e posso dire che normalmente davanti a un caso di questo genere, è il primo soggetto istituzionale, alla luce della governance della Rai, che dovrebbe intervenire.

Sembra invece che il quasi intoccabile Ranucci, beneficiario con la sua Report dei dossier di Bellavia, goda della piena protezione della commissione di vigilanza Rai.

Un po' di voci a dire il vero si sono levate a chiedere interventi istituzionali sulla vicenda, da Matteo Renzi a Maurizio Gasparri fino al presidente del Senato La Russa.

Manca però quell'indignazione collettiva che dovrebbe coinvolgere il Parlamento e l'opinione pubblica. Così come silente e lenta è l'azione dell'Autorità del Garante della Privacy.

Eppure è il caso di ricordare che l'art. 167-ter del Codice della Privacy (decreto legislativo 196 del 2003) punisce fino a quattro anni "l'acquisizione fraudolenta di dati personali su larga scala allo scopo di trarne profitto o danneggiare qualcuno".

Grazie alla "spionicrazia" e alla "dossiercrazia" non solo si danneggiano molti, ma si alimenta il potere di condizionamento dell'opinione pubblica di Report che dovrebbe essere servizio pubblico più che servizio di sostanziale diffusione di notizie e inchieste per larga parte reperite illecitamente.

In tutto questo c'è anche una sorta di ironia involontaria. I 5 stelle sono nati e cresciuti come partito dello streaming, della piena trasparenza. Oggi invece sono i più accaniti difensori del dossieraggio, come sono stati nel caso Striano e come più sono oggi, visto che non solo tante loro dichiarazioni difendono Report, ma schierano la presidente della commissione di vigilanza Rai a impedire le legittime iniziative che la commissione di tutela del servizio pubblico dovrebbe assumere.

Ebbene la reazione della stampa, dell'opinione pubblica, del Parlamento non sembra proprio sufficiente.

Di qui il rischio che triangoli perversi tra centri di dossieraggio, organi di stampa, autorità vigilanti che non vigilano proseguano e si diffondano. Con l'effetto di entrare man mano in una situazione di "spionicrazia" che non è certo la versione migliore della democrazia.

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