La rivincita dell’amante scaricata: "Ma non mi sento responsabile"

Un anno fa il racconto di Cinzia Cracchi fu bollato come "veleno
elettorale". Ora ha spinto il sindaco di Bologna a dimettersi: "Umanamente mi dispiace. I soldi vanno e vengono, ma chi potrà restituirmi la dignità e i sentimenti calpestati?"

All’apparenza è una giornata come tante per Cinzia Cracchi, quella del rientro al lavoro dopo una settimana di ferie. Vacanze quasi forzate, lontano dai riflettori ma vicino agli uffici della procura, perché non è periodo di settimana bianca per la donna che ha fatto cadere il sindaco di Bologna. Alle otto e mezzo del mattino è tornata al suo posto al Cup, il centro unico di prenotazione medica, fiore all’occhiello della sanità elettronica emiliano-romagnola targata Delbono. È il posto che un anno e mezzo fa le ha trovato l’ex compagno, allora numero due della Regione. Si stavano lasciando, per lui è stata una specie di buonuscita, per lei l’ultima parola su una storia finita malissimo.

La notizia delle dimissioni la raggiunge mentre è ancora al lavoro. E una giornata come tante diventa la «sua» giornata, quella della vittoria. Gliel’aveva giurata, a Flavio. Era andata dai magistrati a raccontare la sua verità prima della campagna elettorale. Ha messo il suo racconto a disposizione dell’avversario di Delbono al ballottaggio del sindaco, Alfredo Cazzola. Ha fatto scoppiare una bomba che è stata catalogata sotto l’etichetta «veleni da campagna elettorale». Aveva trovato due pubblici ministeri pronti a chiudere il dossier con un bel fiocchetto rosso e archiviare.

Invece il gip di Bologna Giorgio Floridia ha ordinato nuovi accertamenti e dalle rivelazioni iniziali di Cinzia Cracchi, fidanzata di Delbono promossa segretaria e compagna di scorribande intercontinentali, è uscito di tutto. Dalle missioni istituzionali che mascheravano viaggi tropicali pagati con i soldi della Regione si è passati ai bancomat misteriosi, agli incontri recenti tra i due, ai denari offerti in cambio del silenzio, forse alle minacce. Sabato il sindaco ha fornito la sua versione al pm Morena Plazzi assicurando che non si sarebbe dimesso neppure se rinviato a giudizio. È stata l’ennesima promessa non mantenuta.

Ieri Cinzia Cracchi ha concesso poche parole. «Non mi sembra il caso, non mi interessa alimentare altre polemiche», dice al Giornale. E aggiunge: «Non mi sento la causa e non mi sento responsabile di quello che sta succedendo a Bologna. Umanamente mi dispiace». Ma attraverso l’avvocato Guido Clausi Schettini fa sapere che in fondo è convinta che al sindaco non restasse altra via d'uscita: «Delbono ha preso la sua decisione. Credo che in questo momento sia la decisione giusta per la città».

«Ce la farò mai a vedere la fine di questa storia?», si chiedeva nei giorni scorsi. Il dramma di una donna sola, che aveva rotto il matrimonio per mettersi con l’economista-dongiovanni: «Eh, me l’aveva detto mio marito che innamorarmi di uno come Delbono era una cosa malfatta», sospira la protagonista del «Cinzia-gate». «Uno come Delbono» vuol dire uno che ha una vita privata disinvolta e turbolenta, cui piace collezionare conquiste femminili mentre in pubblico appare come un economista ineccepibile, un assessore competente, un tecnico affidabile. Garantiva per lui Romano Prodi.
Il curriculum sentimentale dell’ex sindaco comprende una prima moglie da cui si è separato dopo aver avuto un figlio, un secondo matrimonio finito pure quello a rotoli, una convivenza da cui è nato il secondo figlio, i sette vivaci anni con Cinzia Cracchi finiti perché nella complicata vitalità di Delbono è spuntata un’altra donna con la quale, si mormora a Bologna, fossero già avanti i discorsi per le nozze numero tre.

Vicende come oggi se ne sentono tante. Ma a un politico, soprattutto se appartiene a quelle che una volta erano chiamate le «due chiese» (quella cattolica e quella del partito), non si perdona tanta disinvoltura. Quella che lui chiama «leggerezza». Non gliela perdonano gli elettori e i compagni di tessera rossa, non gliel’ha perdonata la sua ex compagna. «Avevo un lavoro in Comune che mi piaceva tanto, lui ha insistito: vieni al mio fianco in Regione. Ho ceduto». Errore. «I soldi vanno e vengono, si spendono e si rifanno, ma la dignità, i sentimenti calpestati e vilipesi come si restituiscono? Ho fatto un grave errore nella vita: fidarmi. Ora non posso tornare indietro». Sono parole che Cinzia Cracchi ha affidato al suo diario. Al quale è già cominciata la caccia.

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