La rivincita del fascino ribelle (con tocco chic)

MilanoMettono a soqquadro la propria vita, mandano all'aria il vecchio guardaroba, sovvertono l'ordine precostituito per regalarsi una nuova libertà: sono i tipi dal fascino ribelle, quasi sempre spavaldi, a tratti eccentrici e con una insanabile voglia di giocare. A questi nuovi protagonisti dell'eleganza contemporanea con i capelli rock'a'billy, Tomas Maier, direttore creativo di Bottega Veneta, ha dimostrato con la collezione del prossimo inverno presentata ieri a Milano, i mille modi di combinare fra loro elementi differenti.
«Ho voluto esplorare i diversi modi in cui gli uomini visualizzano se stessi», ha detto il designer prima di mandare in passerella la declinazione di colori più bella che si sia vista finora - dal blu inchiostro al verde bottiglia, dal marrone fossile al viola - e una serie di abiti di aspetto vissuto, due magnifici blazer, uno rosso l'altro viola, da portare sui jeans, completi di velluto a coste effetto used e smoking in seta stampata. Fra gli accessori, una magnifica valigia rigida di coccodrillo nero.
Eroi moderni, ribelli e sognatori, anche i ragazzi messi in scena da Maurizio Modica e Pierfrancesco Gigliotti per la linea Frankie Morello: metà calciatori e metà vampiri, hanno sempre la testa nel pallone o sulla luna, si vestono con giubbotti di pelle a bolli circolari o ricoperti di rete, adorano i pantaloni accessoriati con piccoli gonnellini kilt, non rinunciano al piumino con zainetto incorporato. E se pensano a una divisa, questa è fatta in modo del tutto straordinario: maglietta e pantaloncini di pizzo nero. Si ribella alla normalità più scontata anche Daniele Alessandrini di Bologna, un elegante signore che dalla sua passione per le camicie da uomo è approdato a una collezione completa di notevole successo: incremento del 16 per cento l'anno scorso per un fatturato di 37 milioni di euro, otto negozi monomarca e posizionamento strategico nei più importanti department store internazionali. «Per il mio debutto in passerella mi sono ispirato alla borghesia contadina ritratta dal fotografo tedesco August Sander durante la Repubblica di Weimar», dichiarava prima di mandare in passerella bellissimi ragazzi impomatati in abiti di lana e acciaio, pantaloni sottili, scarpe effetto usato. Un uomo algido e molto raffinato che tuttavia gradisce il tocco speciale di un gancio per stringere a piacimento la giacca tre bottoni. Tutt'altra storia quella dell'executive men rimasto in mutande che ha ispirato Vivienne Westwood, la regina del punk, profondamente toccata dagli effetti di una crisi che non risparmia neppure i milionari. Lei li veste con stratificazioni di giacche e maglie over su pantaloni smilzi e pelliccioni jurassici che farebbero comodo ai clochard ex miliardari. Poi, per il gran finale, si fa soccorrere dai volontari della croce verde che sull'eloquente T-shirt portano la scritta: «Billions made homless». Fortunati sono invece le ribelli rock-star di John Varvatos, stilista americano che veste molti personaggi, fra i quali Brad Pitt, che si calano volentieri in completi scuri dai pantaloni sottili mentre da Piero Gazzarrini, collezione presentata in una galleria d'arte, è una cintura-gilet a forma di code da frac da indossare sui pantaloni. Una delle idee di Marco Ciampalini, lo stilista che recupera il patrimonio culturale dell'abbigliamento urbano, lo declina con quello army ma non a rinuncia a percorrere una strada fuori dai sentieri già battuti.
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