Piero Evangelisti
da Milano
La RX 300 di Lexus - premium brand di Toyota - è sicuramente uno dei più riusciti sport utility attualmente in commercio, purtroppo penalizzato dallessere stato disponibile fino a oggi soltanto con motorizzazione a benzina, tre litri, V6 da 204 cavalli, in una fascia di mercato dove il Diesel è padrone assoluto. Le cose sono destinate a cambiare con larrivo della Lexus 400h, primo esempio di motorizzazione ibrida su una vettura di queste dimensioni.
Il tipo di alimentazione, benzina-elettrica, è identico a quello sperimentato con successo su Toyota Prius, berlina media giunta già alla seconda generazione e «Car of the Year 2005». LRX è tuttavia unauto di ben diversa caratura e levoluzione tecnologica era prevedibile, se non altro per assicurare la trazione sulle quattro ruote del modello «300». Non cambiano il comfort e la raffinatezza degli interni, ma i motori elettrici abbinati al classico propulsore a benzina V6 (che passa però a 3.3 litri di cilindrata e a 211 cv di potenza massima) diventano due, uno anteriore e un secondo collocato sullasse posteriore, questultimo destinato a sostituire la funzione svolta dallalbero di trasmissione nella versione 4x4 tradizionale. La potenza massima complessiva dei tre motori è di 272 cv.
La partenza avviene in totale silenzio e che la macchina sia in moto lo si capisce esclusivamente dalla scritta «ready» sulla plancia, dove è inserito anche un kilowattmetro che indica istantaneamente lapporto dei motori elettrici e la quantità di energia assorbita. Un terzo motore elettrico, non coinvolto nella trazione, sorveglia elettricamente i cambi di velocità, impercettibili, per un cambio automatico che, come lo intendiamo normalmente, non cè. La marcia è quindi fluida e dà un piacere difficilmente riscontrabile su altre automobili. Con i suoi 55mila euro come prezzo base, la Lexus RX 400h è sicuramente un prodotto di nicchia, e, quindi, Toyota percorre altre strade per portare a un pubblico più vasto vetture sempre meno inquinanti che non sacrifichino però le prestazioni.
Ecco allora scendere in campo, per le Avensis berlina e station wagon, due motorizzazioni Diesel assolutamente nuove, di identica cilindrata, 2.2 litri, proposte, con lormai storica sigla D-4D, in due versioni: 150 e 177 cavalli. Potenze che impressionano già a leggerle e che confermano, mettendole alla prova su strada, che nella loro fascia (da 2.0 a 2.4 litri) rappresentano il nuovo benchmarking.
Da primato il rapporto di compressione del 177 cv (15,8:1), costruito interamente in alluminio e dotato di iniettori del carburante piezoelettrici; punto di forza sul fronte ambientale è il sistema D-CAT integrato in questo propulsore che con pochi accorgimenti è pronto a entrare addirittura nei limiti della lontana normativa Euro 5.
Rivoluzione Lexus con RX 400h
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