"Non conterà più nulla...". Zingaretti impone ai suoi il silenzio sulla Raggi

Ignorare e non replicare: questa la strategia dem della Regione Lazio contro Virginia Raggi, che provoca costantemente Nicola Zingaretti

"Tra 20 giorni non conterà nulla": la strategia di Zingaretti contro la Raggi

È guerra aperta tra la Regione Lazio e il Comune di Roma o, meglio, tra Nicola Zingaretti e Virginia Raggi. A meno di tre settimane dalle elezioni amministrative, i cui sondaggi vedono il sindaco in carica sconfitto su ogni fronte, il gruppo di Nicola Zingaretti ha un nuovo diktat: ignorare la Raggi. L'indiscrezione arriva da Marco Antonellis, che su Italia oggi rivela la nuova strategia del presidente della Regione. "La Raggi che ogni giorno attacca Zingaretti va ignorata. Tanto fra 20 giorni non sarà più nulla", direbbero tra i corridoi del palazzo presidiato dal Pd dell'ex segretario dem.

Le indicazioni sono chiare: non bisogna dar seguito alle provocazioni di Virginia Raggi: "Nessuna risposta. Scrollata di spalle e si cambia discorso". Il sindaco di Roma ultimamente attacca Nicola Zingaretti in ogni occasione che le è possibili. Non si risparmia e ogni momento è buono per sparare pallettoni contro il presidente della Regione, forse nel tentativo di condividere con lui gli insuccessi della sua gestione. Ma dalle parti di Zingaretti hanno deciso di non scendere nell'arena della provocazione e preferiscono tirare dritto, non dare appigli per disfide per mezzo stampa. "Presto ci sarà il commissariamento di Roma sui rifiuti da parte della giunta regionale", ribadiscono ad Antonellis dal palazzo della Regione.

Un atteggiamento che trova anche nell'alleanza con i Cinque Stelle in Regione una giustificazione. Infatti, il problema sembra essere proprio Virginia Raggi e non il Movimento, con il quale il Partito democratico romano sta preparando un'alleanza in vista del possibile ballottaggio. I dem sembrano essere certi che al secondo turno finiranno il candidato sindaco del centrodestra, Enrico Michetti, con il loro candidato Roberto Gualtieri. In quel caso il Pd è pronto a giocarsi la carta jolly: l'ex ministro sul palco insieme a Giuseppe Conte.

E ora a Roma è tempo di calcoli e pallottolieri, come spiega Marco Antonellis: "Nelle sedi dei partiti si guarderà grosso modo a tre cifre: se il distacco tra Michetti e Gualtieri sarà superiore o inferiore al 6%, la percentuale raggranellata da Virginia Raggi, che sarà considerata l'estrema linea Maginot per il movimento di Conte, l'esito finale di Calenda se si avvicinerà o meno agli attuali sondaggi". Tre punti che saranno la cartina al tornasole per il governo centrale, che su questi dati è presumibile dovrà modulare l'ultimo anno di legislatura ma, soprattutto, le alleanze e la campagna elettorale in vista delle elezioni del 2023.

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