Morto il ragazzo rom positivo, il Campidoglio prepara un vademecum per i campi

Non ce l'ha fatta il 33enne montenegrino ricoverato in gravi condizioni allo Spallanzani dopo essere risultato positivo al coronavirus. La Raggi in Assemblea capitolina assicura: "La situazione nei campi rom è sotto controllo"

"La situazione dei campi rom è stata in parte strumentalizzata ed è sotto controllo". Lo ha detto Virginia Raggi che durante una riunione in videoconferenza ha informato l’Assemblea capitolina anche sulla situazione sanitaria negli insediamenti della Capitale. Il rischio, avevano denunciato nei giorni scorsi associazioni e sindacati, è che senza prevenzione né controlli le baraccopoli possano diventare potenziali focolai del virus.

Sarebbero quattro secondo la comunità rom di Roma i nomadi risultati positivi al Covid-19, tutti residenti in alloggi popolari del Comune. Uno di loro, il più grave, purtroppo non ce l’ha fatta. Il ragazzo, 33 anni del Montenegro, era stato ricoverato venerdì scorso allo Spallanzani dove è morto ieri. A stroncarlo, molto probabilmente, la polmonite causata dal virus, anche se la Regione fa sapere che i medici hanno disposto l’esame autoptico "per accertare le cause del decesso".

Il giovane, secondo quanto si apprende dal Messaggero, viveva al Quarticciolo, periferia Est della Capitale, con la moglie e tre figli piccoli. La sua famiglia d’origine però, secondo lo stesso quotidiano, sarebbe residente nel campo rom di via Salviati, dove la Asl competente avrebbe fatto partire gli accertamenti. Con l'emergenza coronavirus i campi sono diventati "bombe ad orologeria pronte ad esplodere da un momento all'altro", ha detto, intervistato dal Tgr Lazio della Rai, il presidente dell'Associazione 21 Luglio, Carlo Stasolla. In un report pubblicato nei giorni scorsi l'organizzazione denunciava la mancanza di disinfettanti e mascherine, oltre che di "presidi per monitorare le condizioni di salute delle persone".

Oggi è la sindaca a spiegare che le istituzioni si stanno attivando per portare cibo "dove c'è richiesta" e con la stampa di un "vademecum in italiano e romeno con delle informazioni utili". "Stiamo prevedendo anche delle strutture per collocare le persone qualora dovessero andare in quarantena", ha detto la Raggi rispondendo a chi, nei giorni scorsi, aveva posto l'attenzione sul rischio igienico-sanitario negli accampamenti.

Sono decine le baraccopoli della Capitale, tra villaggi istituzionali, insediamenti "tollerati", come quello di via Salviati, e accampamenti abusivi. Nei moduli abitativi vivono migliaia di persone tra cui moltissimi minori. Famiglie numerose spesso ammassate in pochi metri quadri. A denunciare la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni rispetto al capitolo campi nomadi era stato anche l’ex delegato del sindaco Alemanno per la comunità rom, Najo Adzovic.

Anche i principali sindacati, Cgil, Cisl e Uil erano intervenuti con una nota congiunta, chiedendo uno sforzo immediato per sanificare le aree,"assicurare la distribuzione del materiale occorrente (mascherine, gel, guanti, disinfettanti), provvedere al rifornimento di pasti, verificare l’allaccio idrico nei campi sprovvisti e attivare controlli mirati alla tutela delle persone con malattie croniche".

A chiedere al Campidoglio più controlli erano stati anche il senatore di Forza Italia, Francesco Giro, che ha invocato uno screening con i "tamponi" per la popolazione residente nei campi, e la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti, che ha paragonato gli insediamenti a "zone franche" da monitorare "per non rischiare di ritrovarci con un focolaio del tutto ingestibile nella Capitale".

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