L'ospedale per malati di Covid? Zingaretti vuol darlo alle Ong

La proposta di trasformare l'ospedale dismesso in una Cittadella delle organizzazioni internazionali è contenuta in una memoria di giunta dello scorso dicembre. Ma in migliaia chiedono che la struttura sia messa a disposizione dei malati

L'ospedale per malati di Covid? Zingaretti vuol darlo alle Ong

Costruito negli anni ’30 e chiuso cinque anni fa, l’ospedale Forlanini per molti potrebbe rappresentare una risposta all’emergenza sanitaria in corso che potrebbe aggravarsi nelle prossime settimane, nel caso di un’escalation dei contagi da coronavirus nella Capitale. All’interno del nosocomio abbandonato, assicura l’ex primario in pensione Massimo Martelli, "la Protezione civile potrebbe mettere a punto 50 posti in terapia intensiva" nel giro di due settimane al massimo. La struttura, in effetti, si trova in una posizione strategica. L’ingresso è ad un centinaio di metri di distanza dallo Spallanzani, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, dove vengono trattati i pazienti affetti da Covid-19.

Non solo, fino al 2013, prima di diventare un rifugio per tossici e senzatetto, il Forlanini era un fiore all’occhiello della sanità laziale. Gli ampi spazi abbandonati, una volta ristrutturati, secondo Martelli, sarebbero ideali per allestire un reparto di rianimazione. "Per un posto letto in terapia intensiva servono 12 metri quadrati, quando dirigevo il reparto avevamo 750 metri quadri a disposizione", ha spiegato all’Adnkronos Salute. La pensano come lui anche gli oltre 50mila romani che hanno aderito alla petizione lanciata sulla piattaforma Change.org, per chiedere la riapertura del nosocomio dismesso.

Una soluzione, quella della riapertura del Forlanini, che vede d’accordo anche grillini e centrodestra. La proposta è finita nero su bianco in un ordine del giorno presentato dai consiglieri pentastellati, approvato in Assemblea capitolina anche con i voti del centrodestra. "Il Forlanini, il Nuovo Regina Margherita, il S. Maria e San Gallicano a Trastevere e il San Giacomo in Augusta devono essere riaperti immediatamente", scrivono i consiglieri del M5S. "Queste strutture rappresentano risorse imprescindibili e presidi indispensabili", incalza anche la sindaca Virginia Raggi, che ha chiesto a più riprese alla Regione di mobilitarsi per la riapertura degli ospedali storici, come quelli di Monteverde e via del Corso.

Ma per il Pd la struttura sarebbe "inutilizzabile" e "fatiscente". La proposta sostenuta dalla Raggi è "strampalata e senza senso", taglia corto l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, che rivendica l’ampliamento dei posti letto "nelle forme e nei tempi appropriati per fronteggiare il virus". "Riattivare una struttura come il Forlanini – aveva aggiunto - richiederebbe mesi, forse anni". Eppure un’indiscrezione apparsa oggi sul Tempo, dimostrerebbe il contrario. Proprio la Regione Lazio aveva già in programma di ristrutturare l’ospedale per trasformarlo in una "Cittadella delle Organizzazioni Internazionali".

L’idea è contenuta in una memoria di giunta approvata lo scorso dicembre in cui la giunta Zingaretti valuta di "valorizzare il complesso immobiliare" trasformandolo nel quartier generale di agenzie delle Nazioni Unite come il World Food Program e l’Ifad, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo. Lo "studio di fattibilità" sarà presentato entro fine giugno 2021. E a partire da questo documento la Regione dovrebbe fare le sue valutazioni sull’opportunità di realizzare il progetto.

Altro che struttura fatiscente, insomma. È vero, abbandonati da anni alcuni reparti dell'ex nosocomio sono inondati di immondizia. Ma è anche vero che dopo la chiusura nel 2015 l’edificio si è trasformato rispettivamente in un set per sceneggiati televisivi, nella sede di associazioni come il Telefono Azzurro, oltre ad aver ospitato corsi di formazione ed addirittura eventi culinari. Qui, come scrive Il Tempo, si è arrivati anche ad ipotizzare di decentrare anche alcuni uffici regionali, fino all’ultima idea, quella della Cittadella delle organizzazioni internazionali.

A nessuno, però, è venuto in mente di riqualificarlo e farlo tornare ad essere un polo ospedaliero o magari un centro di ricerca per le malattie infettive, riportandolo alla sua funzione originale. "Creare un reparto attrezzato in pochi giorni, per curare malati gravi, in una struttura che cade a pezzi e da ristrutturare da cima a fondo è da folli", replica però la Regione che che rivendica di aver costruito su Roma"una rete di 1.000 posti letto dedicati al covid-19 tra i 550 dei quattro covid hospital 1-spallanzani 257, covid-2 columbus 133 posti". "In attivazione - prosegue la nota - un covid-3 hospital con 80 posti e covid-4 hospital ptv con altri 80 posti, cui si aggiungono la rete delle malattie infettive e della pneumologia (400 posti)".

"Questi centri dispongono infatti di spazi adeguati e attrezzature di base pronte all'uso, senza l'esigenza di grandi opere infrastrutturali", ricorda la Regione Lazio. Il Forlanini, assicurano invece da via della Pisana, in alcune aree starebbe "cadendo a pezzi". La possibilità di riaprirlo sarebbe quindi una "fake news sulla pelle delle persone". Ma lo scontro con l'opposizione è anche sulle spese sostenute. "Sarebbe il caso che l'Assessore alla Sanità del Lazio comunicasse anche i costi sostenuti dall'amministrazione regionale per l'attivazione dei reparti della clinica Columbus oppure non lo fa perché teme che siano decisamente superiori a quelli stimati per la riapertura del Forlanini", incalza il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Giancarlo Righini. Che precisa: "Abbiamo chiesto la riapertura della sola ala monumentale".

Commenti