La "discarica della vergogna" che umilia Roma

A sei mesi dallo sgombero, l'area dell'ex campo rom del Foro Italico non è stata ancora bonificata. La denuncia di Fratelli d'Italia: "È intollerabile che la salute dei romani sia a rischio per l'inerzia delle amministrazioni"

A lanciare l’allarme, lo scorso settembre, era stato l’assessore all’Ambiente del II Municipio, Rino Fabiano. Secondo l’esponente della giunta di centrosinistra lo sgombero del campo rom del Foro Italico e della mega discarica annessa rischiava di essere soltanto "propaganda". Nei preventivi inoltrati dall’Ama al Campidoglio, pubblicati sulla pagina Facebook dell’assessore lo scorso settembre, infatti, era stato messo nero su bianco che per mandare avanti le operazioni di bonifica sarebbero serviti 833mila euro. Soldi che evidentemente non sono ancora arrivati, visto che i rifiuti sono ancora tutti lì.

L’area, posta sotto sequestro dopo il blitz della Polizia locale andato in scena lo scorso agosto, ormai è disabitata ma è ancora invasa da cumuli di immondizia. Siamo a pochi passi dal fiume Aniene, in quella che dovrebbe essere una riserva naturale protetta. E, invece, masserizie, indumenti e resti delle baracche che fino alla scorsa estate ospitavano i nomadi, deturpano ancora il paesaggio. Le montagne di immondizia si estendono a perdita d’occhio, nonostante l'ex insediamento si trovi a pochi chilometri dal quartiere Salario e dai Parioli.

"Da quello che ci risulta l’Ama avrebbe chiesto 4 milioni e mezzo di euro per pulire l’area, perché nel contratto di servizio non sono comprese le bonifiche, ma i soldi probabilmente non ci sono e a questo si deve lo stallo", dice al Giornale.it Simone Pelosi, coordinatore di Fratelli d’Italia nel II Municipio. Assieme a Chiara Colosimo, consigliere regionale dello stesso partito, ha denunciato la situazione nei giorni scorsi. "Nella Capitale c’è un emergenza degrado, è inammissibile che anche a due passi del centro storico i cittadini debbono assistere a questo triste spettacolo", denuncia Colosimo che punta il dito contro la Raggi.

"È la prima responsabile di questo scempio – denuncia - sono passati quattro anni prima che riuscisse a sgomberare l'area, mentre da agosto ad oggi non ha fatto nulla per ripulirla, ma si è limitata a mettere agenti della polizia di Roma Capitale a guardia di un terreno pieno di rifiuti e abbandonato a sé stesso". "Senza dimenticare, poi, - aggiunge la consigliera - le responsabilità della Regione Lazio alla quale spetta il compito di tenere puliti gli argini del fiume". "È intollerabile – dice - che la salute dei romani sia a rischio per totale inerzia e incapacità delle amministrazioni".

"Questo – conclude - è l'emblema del fallimento di cinque anni di gestione grillina". Il rischio secondo Simone Pelosi è che dall’area possano sprigionarsi nuovi roghi tossici come è già successo lo scorso settembre. "Ad oggi – attacca - le istituzioni capitoline non hanno ancora avviato una seria politica contro le discariche abusive e i campi rom abusivi". "I cittadini di Roma, e in particolare quelli del Trieste Salario, sono stanchi e preoccupati che questo fenomeno possa causare seri danni dovuti ai roghi tossici e alla dispersione di diossina tossica nell'aria", continua l’esponente di FdI.

Per questo, un gruppo di consiglieri di centrodestra, ha presentato una mozione a prima firma di Chiara Colosimo, per chiedere al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di "destinare maggiori risorse, anche d’intesa con il Governo, per aumentare il numero delle forze dell’ordine da dedicare al contrasto dei roghi tossici" e per "effettuare una bonifica e messa in sicurezza di tutte le discariche e gli insediamenti abusivi presenti nel territorio della regione Lazio". Una mozione che, segnalano da Fratelli D’Italia, è stata approvata, ma ha incassato il voto contrario di diversi esponenti del Pd e del M5S.

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