La Lazio al Flaminio? Incontro riservato tra Lotito e Gualtieri

Anche la Lazio vuole il proprio stadio. Torna la romantica ipotesi Flaminio ma i problemi da risolvere non sono pochi

Il rugby al Flaminio (Wikipedia)
Il rugby al Flaminio (Wikipedia)

Claudio Lotito, presidente della S.S. Lazio, lo scorso lunedì durante la prima visita ufficiale in Campidoglio da quando è sindaco Roberto Gualtieri, ha avuto un incontro riservatissimo con il primo cittadino per fare un punto sulla questione stadio.

La Roma sembra essere più avanti dopo il terribile caso Tor di Valle. E anche la Lazio non può certamente restare indietro. Tra le varie opzioni non manca quella romantica: lo stadio Flaminio. Già visitato dal Lotito più volte durante la consiliatura Raggi. Perlustrazioni con la presenza di tecnici per capire se davvero la struttura disegnata dall'architetto Antonio Nervi con il padre Pier Luigi, per le Olimpiadi del 1960, possa diventare o meno la casa dei tifosi laziali.

"Noi siamo pronti", avrebbe detto Gualtieri a Lotito. Ora il pallone sta al patron biancoceleste il quale deve presentare in Campidoglio dei progetti così che vengano valutati dagli uffici tecnici di Palazzo Senatorio. L'idea di Lotito, esposta durante l'incontro in cui erano presenti il capo di gabinetto, Albino Ruberti, e l'assessore allo Sport e al Turismo, Alessandro Onorato, entrambi laziali, è quella di dare vita a un impianto moderno. Che sia al passo con i tempi e che sia polifunzionale. Utilizzabile anche durante la settimana: ristoranti, negozi e un museo biancoceleste. Le possibilità più concrete sembrano essere queste: edificare sui terreni sulla Tiberina di Lotito o riappropriarsi del Flaminio. Senza la Lazio quest'ultimo finirebbe per ospitare partite di calcio femminile e rugby con una ristrutturazione moderata. Con la Lazio, invece, le cose cambierebbero notevolmente: il Flaminio conoscerebbe una vera e propria rivoluzione. Se ne dovrà parlare, però, anche con l'assessore all'Urbanistica, Maurizio Veloccia.

I problemi del Flaminio

Seppur molto evocativa l'idea di tornare "a casa", lo stadio Flaminio presenta alcuni problemi, in primis il numero di spettatori. Le dichiarazione dell'ex direttore del Piano Regolatore Daniel Modigliani lasciano pochi margini: "Per restaurare in sicurezza e ripristinare lo stadio Flaminio di Nervi senza snaturarlo i tifosi sugli spalti non potrebbero superare i 20- 25 mila. Aggiungere in alto delle gradinate in più sarebbe impensabile. Ma il problema è anche un altro. Per l'area intorno, quella dei parcheggi, c'è già un progetto di interventi a servizio dell'auditorium". Parcheggi, capienza e trasporti. Tre problemi non da poco se si tratta di stadio e tifo.

Allo stesso tempo, però, non va dimenticato di quando, riporta Repubblica, quello stadio nel 2014 poteva andare alla Roma. L'architetto Mauro Schiavone, il quale aveva firmato nel 2014 il piano di fattibilità per la riqualificazione dello stadio con l'ingegnere Saverio Mandetta, responsabile sicurezza ambientale del Coni, azzardava un'ipotesi contraria. La struttura può essere ampliata fino a 50mila posti nel pieno rispetto dei vincoli. "Basta ricordare che per le gare del Sei Nazioni di rugby si sono aggiunte gradinate temporanee per portare i posti da 30 a 40 mila. E si potrebbero portare anche a 50 mila con una struttura esterna in legno lamellare che lascerebbe invariata la forma dell'edificio esistente. I vincoli sono superabili".

Ad ogni modo, essendoci vincoli monumentali e paesaggistici, ogni progetto deve essere prima vagliato dalla Soprintendenza Speciale dello Stato.

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